Reverse charge: quando si applica l’inversione contabile IVA e come fatturare senza sbagliare
Il reverse charge è una regola IVA particolare che sposta l’obbligo di versare l’imposta da chi vende a chi compra. In italiano viene definito anche “inversione contabile IVA”. Nella pratica cambia due cose: come emetti la fattura e come la registra il cliente. Se lo applichi quando non dovresti, o se lo dimentichi quando era obbligatorio, poi ti ritrovi a fare correzioni e integrazioni.
Qui trovi una guida concreta per capire quando scatta e che cosa fare in fattura, citando fonti ufficiali.
Se ti capita anche solo ogni tanto, conviene impostarlo bene. Reverse charge significa fatture “senza IVA” e registrazioni particolari. In questi casi un commercialista ti imposta la procedura e ti evita errori ripetuti.
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Cos’è il reverse charge?
La regola generale IVA è che l’imposta è dovuta da chi effettua la cessione o la prestazione. Il reverse charge è una deroga: in determinati casi l’IVA diventa dovuta dal cessionario o committente, cioè dal cliente. Questa impostazione è prevista dall’art. 17 del DPR 633/1972, che disciplina proprio chi è debitore d’imposta e in quali eccezioni si applica l’inversione contabile.
Quando si applica il reverse charge?
Il reverse charge non è una scelta “di stile”, è una regola che si applica solo nei casi previsti. In generale scatta in operazioni tra soggetti passivi IVA, quindi in contesti B2B (business to business, quindi tra aziende), e spesso in settori considerati a rischio o con regole speciali.
Gli esempi più comuni, solo per darti un’idea, sono quelli previsti dall’art. 17, comma 6 (per esempio alcune prestazioni in edilizia e settori collegati) e alcuni casi specifici previsti dall’art. 74, come rottami e materiali di recupero.
Se lavori in edilizia o su servizi legati agli edifici, un riferimento molto utile è la circolare 37/E del 2015, che chiarisce l’estensione del reverse charge per pulizia, demolizione, installazione impianti e completamento “relative ad edifici” e spiega come interpretare varie casistiche pratiche.
Come si emette la fattura in reverse charge
Nel reverse charge chi vende o presta il servizio emette fattura senza addebitare l’IVA. Nella fattura va indicato che l’operazione è soggetta a inversione contabile, con riferimento normativo quando serve. Il meccanismo è richiamato anche in documenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate in risposte a interpello che descrivono la logica della fattura “senza IVA” e l’obbligo in capo al cliente di assolverla.
Se fai fattura elettronica, la compilazione segue le regole e i codici previsti nelle guide dell’Agenzia delle Entrate, che trattano anche le fatture in reverse charge e l’integrazione da parte del cessionario/committente quando serve.
Che cosa deve fare il cliente che riceve la fattura
Il cliente integra o emette il documento previsto per assolvere l’IVA e registra l’operazione in modo che l’imposta risulti a debito e, se ne ha diritto, anche a credito. Nelle guide alla compilazione della fatturazione elettronica l’Agenzia delle Entrate descrive proprio la logica di integrazione nei casi di reverse charge interno.
| Situazione | Che cosa succede | Come fatturi tu | Che cosa fa il cliente |
|---|---|---|---|
| Operazione soggetta a reverse charge (caso previsto dalla norma) | IVA assolta dal cliente | Fattura senza IVA con indicazione inversione contabile | Integrazione o autofattura secondo regole fatturazione elettronica e registrazioni conseguenti |
| Operazione non soggetta | Regime IVA ordinario | Fattura con IVA ordinaria | Registra normalmente |
Errori frequenti che conviene evitare
Il primo è applicare il reverse charge “per prudenza” senza verificare che la norma lo preveda. Il secondo è emettere fattura senza IVA ma senza indicare chiaramente l’inversione contabile, creando confusione nella registrazione del cliente. Il terzo è non considerare che, in alcuni ambiti, la regola dipende dal tipo di prestazione e dal fatto che sia effettivamente “relativa ad edifici”, come chiarito nella circolare 37/E.
Commercialista online: quando conviene davvero?
Se ti trovi spesso con dubbi su diciture, estero, ritenute, natura IVA, bollo, o se vuoi impostare un modello “definitivo” per tutte le fatture, un supporto professionale ti potrebbe far risparmiare tempo.
Ora ti mostriamo alcuni commercialisti online che possono aiutarti ad aprire la partita IVA e a pagare regolarmente tasse e contributi ogni anno.
Flextax
Flextax è una soluzione interessante se vuoi una gestione ordinata e ripetibile. Reverse charge significa allineare correttamente fatture, registrazioni e liquidazioni, e questa è una di quelle cose dove un flusso standard ti fa risparmiare tempo trimestre dopo trimestre.
FidoCommercialista
Il reverse charge è semplice quando hai una regola chiara su quali prestazioni o cessioni rientrano nel tuo caso e su come gestire la fattura elettronica. Un commercialista online come FidoCommercialista ti aiuta a impostare la procedura e a evitare errori ripetuti tra fattura, registrazioni e liquidazioni IVA.
Fiscozen
Fiscozen è una buona opzione se ti serve un riferimento continuo quando ti trovi davanti a casi pratici, soprattutto in settori dove la casistica è ampia. È il tipo di supporto che ti aiuta a decidere rapidamente se un’operazione rientra nel reverse charge e come gestirla correttamente in fattura elettronica.
In genere no, perché nasce per operazioni tra soggetti passivi IVA e si applica nei casi previsti dalla normativa. Il riferimento base è l’art. 17 del DPR 633/1972.
No, se l’operazione è in reverse charge la fattura si emette senza addebitare l’IVA e con indicazione dell’inversione contabile. La logica è descritta nelle fonti ufficiali e nelle risposte dell’Agenzia su casi di inversione contabile.
La fatturazione elettronica segue regole tecniche precise e l’integrazione nei casi di reverse charge interno è trattata nelle guide ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.
