Food sharing: la lotta allo spreco di cibo

Il food sharing è un’opportunità concreta per ridurre lo spreco di cibo, una delle più vergognose piaghe del mondo occidentale, se pensiamo alla domanda di cibo mondiale. Esso rientra nella sharing economy e infatti non è altro che la condivisione di cibo che verrebbe altrimenti gettato nei rifiuti.

Il food sharing non prevede una vendita verso il ricevente, bensì una donazione. Alla sua base c’è la lotta allo spreco di cibo senza finalità di lucro, ma la sola condivisione di cibo in eccesso o che per via di svariati motivi non sarebbe stato consumato. Per esempio se abbiamo sbagliato a fare la spesa e acquistato più cibo del dovuto possiamo decidere di donare la parte eccedente a chi invece potrebbe averne bisogno. Stesso dicasi quando organizziamo feste e avanza molto cibo.

Chiaramente il cibo donato tramite il food sharing (ma ciò dovrebbe avvenire sempre in ogni caso) non deve essere scaduto, ma deve essere ben conservato e soprattutto non deve comportare un rischio alla salute del beneficiario. Vale sostanzialmente la regola “Non donare ciò che tu non mangeresti”.

A differenza della tradizionale distribuzione di cibo in eccesso ai bisognosi svolta da cooperative sociali o privati filantropi, il food sharing condivide con la sharing economy le sue caratteristiche, che le consentono di apparire come uno strumento del tutto nuovo.

Questo prevede infatti una piattaforma sul web in grado di mettere in comunicazione le parti. Donatore e beneficiario si accorderanno quindi sulla piattaforma, prima di concretizzare la donazione.

Sebbene non ci sia vendita e quindi nessun incasso monetario da parte del donatore, il food sharing potrebbe avere un impatto notevole sull’economia di una comunità. Pensiamo per esempio alla possibilità di famiglie in difficoltà di risparmiare denaro per utilizzarlo verso altri prodotti, per investirlo sul futuro dei propri figli o semplicemente per metterlo da parte.

Se da una parte il donatore non ha vantaggi né svantaggi economici nel donare i propri alimenti in eccesso, dall’altra parte i riceventi hanno molteplici benefici. Il food sharing è quindi un’occasione per aiutare concretamente chi è in difficoltà.

Food sharing: la svolta della Germania

Uno dei primi Paesi in cui si è verificato concretamente il food sharing è la Germania, grazie al portale Foodsharing.de. Sul sito gli amministratori specificano che chi lavora per questo progetto lo fa gratuitamente e volontariamente. L’iniziativa di condivisione degli alimenti su Foodsharing.de è quindi libera, non commerciale, indipendente e senza pubblicità.

Il portale nacque nel 2012 a Berlino, ma nel giro di pochi anni ha assunto una dimensione internazionale, uscendo quindi dai confini della Germania. Gli organizzatori non si fermano solo al food sharing, ma si impegnano per raggiungere obiettivi ambientali e di consumo sostenibili con l’organizzazione di eventi e di dibattiti sulla piattaforma.

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