Partita IVA e freelance

Acconto e saldo tasse: come funzionano e a quanto ammontano?

Se hai una Partita IVA, il “momento tasse” di solito arriva due volte: prima con il saldo (che chiude l’anno precedente), poi con gli acconti (che anticipano l’anno in corso). Il motivo per cui molte persone si spaventano è che a giugno spesso paghi due cose insieme: il saldo dell’anno prima e il primo pezzo dell’acconto dell’anno in corso.

In questa guida trovi il meccanismo spiegato in modo concreto, con le percentuali e le soglie, usando come fonte le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Se preferisci farti impostare tutto correttamente e non ragionare per tentativi, un commercialista online ti semplifica parecchio il percorso.

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Cosa sono saldo e acconto?

Il saldo è quanto risulta ancora da pagare per l’anno precedente, dopo la dichiarazione.

L’acconto è un anticipo sulle imposte dell’anno in corso. L’Agenzia delle Entrate indica che, come regola generale, l’acconto IRPEF è pari al 100% dell’imposta dichiarata (metodo “storico”), salvo il caso in cui tu scelga di pagare un acconto più basso perché prevedi di versare meno imposte l’anno successivo (metodo “previsionale”).

Metodo storico e metodo previsionale

Il metodo storico è quello “automatico”: prendi l’imposta dell’anno precedente e calcoli l’acconto.

Il metodo previsionale è diverso: paghi un acconto più basso se ritieni che l’imposta dell’anno in corso sarà più bassa. L’Agenzia delle Entrate lo ammette chiaramente, ma qui c’è un punto pratico: se prevedi male e versi troppo poco, puoi trovarti a dover integrare con sanzioni e interessi.

Se vuoi usare il previsionale, conviene farlo con un calcolo ragionato, non “a sentimento” e soprattutto valutando la consulenza di un commercialista.

A quanto ammonta l’acconto e come si divide?

Ora vediamo a quanto ammonta l’acconto e la percentuale da versare.

1 – La percentuale “totale”

Con il metodo storico, l’acconto IRPEF è 100% dell’imposta dell’anno precedente indicata in dichiarazione.

2 – Le soglie che decidono se paghi e in quante rate

Secondo l’Agenzia delle Entrate:

  • l’acconto è dovuto se l’imposta dell’anno precedente è superiore a 51,65 euro;
  • se l’acconto è pari o superiore a 257,52 euro, allora si paga in due rate.

3 – La divisione tra prima e seconda rata

Quando l’acconto va in due rate, la ripartizione ordinaria è:

  • 40% entro la scadenza di giugno (insieme al saldo);
  • 60% entro la scadenza di novembre.

Le scadenze “tipiche” che trovi indicate dall’Agenzia delle Entrate sono 30 giugno e 30 novembre, salvo proroghe o slittamenti dell’anno specifico. Per esempio il governo con un decreto potrebbe decidere di posticipare la scadenza oppure se la scadenza cade in un giorno festivo, di sabato o di domenica slitta al primo giorno lavorativo successivo.

Inoltre, il pagamento di giugno può essere saldato in più rate nel corso dell’anno, mentre il secondo acconto previsto a novembre deve essere pagato in un’unica soluzione entro la scadenza indicata.

Imposta anno precedenteAcconto dovuto?Come lo paghiQuota a giugnoQuota a novembre
fino a 51,65 €No
oltre 51,65 € e fino a 257,52 €in unica soluzione100%
oltre 257,52 €in due rate40%60%

Regime forfettario: acconti e codici tributo

Nel forfettario il meccanismo saldo/acconti resta, perché paghi un’imposta sostitutiva.

Per l’F24, i codici tributo più usati sono:

  • 1790 per l’acconto prima rata;
  • 1791 per l’acconto seconda rata o unica soluzione;
  • 1792 per il saldo.

Le scadenze seguono le stesse logiche dell’IRPEF, quindi, in pratica, anche qui ti trovi spesso saldo + primo acconto a giugno e secondo acconto a novembre, se dovuto.

E i contributi INPS?

Qui basta capire una cosa: “tasse” e “contributi” spesso si muovono insieme, ma non sono identici.

Per artigiani e commercianti, l’INPS indica che i contributi sul reddito eccedente il minimale (acconti e saldo) si versano entro i termini previsti per il pagamento dell’IRPEF. Questo è uno dei motivi per cui giugno e novembre diventano mesi “pesanti”.

Come non farti sorprendere

Il modo più efficace è trattare una quota degli incassi come non disponibile. Se vuoi farlo bene, si imposta una percentuale coerente con il tuo caso (regime, INPS, fatturato) e si mantiene costante.

Se poi tieni incassi e spese separati su un conto dedicato, ti diventa più facile capire cosa resta davvero e ricostruire tutto quando serve.

Se vuoi approfondire, leggi la nostra guida sui conti per liberi professionisti e freelance per scegliere quello più adatto al tuo modo di lavorare.

L’acconto è 40%, 50% o 100%?

La regola generale è che l’acconto complessivo è 100% dell’imposta dell’anno precedente (metodo storico). Se l’importo è abbastanza alto, si divide in due rate 40% e 60%.

Se l’anno in corso fatturo meno posso pagare un acconto più basso?

Sì, esiste il metodo previsionale. L’Agenzia delle Entrate indica che puoi pagare l’imposta inferiore che prevedi di dover versare per l’anno successivo, ma devi farlo con attenzione perché un acconto troppo basso può portare a integrazioni con sanzioni e interessi.

In forfettario quali codici tributo uso in F24 per acconti e saldo?

Per l’imposta sostitutiva del forfettario: 1790 (primo acconto), 1791 (secondo acconto o unica soluzione), 1792 (saldo).

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Lorenzo Baldassarre

Sono un copywriter che collabora con diverse agenzie e siti web, principalmente su tematiche economiche-finanziarie, ma non solo. Easyfinanza.it è un mio progetto, che ho interamente sviluppato su tutti i suoi aspetti: contenuti, immagini, struttura del sito e piano editoriale basato sulla SEO.

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