Finanza dal mondo

Stablecoin e pagamenti internazionali: i costi oltre la blockchain

Immaginiamo una persona negli Stati Uniti che voglia inviare 100 dollari a un familiare in Italia. Il destinatario vuole ricevere euro sul proprio conto bancario. Per completare il pagamento si possono seguire percorsi diversi, passando da una banca, da un operatore fintech oppure da una stablecoin.

Nel terzo caso, trasferire i token sulla blockchain può costare pochi centesimi. Prima bisogna però acquistarli; dopo occorre convertirli in euro e portare il denaro sul conto del destinatario. Il costo della rete copre soltanto una parte dell’operazione.

È il problema esaminato da Wenxin Du, Catherine Huang e David Scharfstein nel Working Paper BIS n. 1385, Competing rails for crossborder payments: banks, fintechs, and stablecoins, pubblicato il 19 ottobre 2026.

Che cosa passa sulla blockchain

Le stablecoin sono criptoattività progettate per mantenere un valore stabile rispetto a un riferimento, generalmente una valuta. Un token legato al dollaro punta, per esempio, a valere un dollaro. La capacità di mantenere quel valore dipende dal funzionamento dello strumento e dalla solidità dell’emittente.

Quelle considerate nello studio sono emesse da soggetti privati. Come spiegano le informazioni ufficiali della BCE, sono diverse dalle valute digitali di banca centrale, chiamate CBDC: queste rappresentano moneta pubblica. Il progetto dell’euro digitale appartiene a questa seconda categoria.

Il percorso bancario: commissioni e cambio

Affidando il trasferimento alla banca, il mittente può incontrare una catena di istituti corrispondenti: banche che usano rapporti di conto per regolare i pagamenti internazionali. SWIFT trasmette le istruzioni; il trasferimento del valore avviene attraverso i conti e i sistemi di regolamento.

Il costo può comprendere la commissione iniziale, eventuali spese degli intermediari e il margine sul cambio: la differenza fra il tasso applicato al cliente e quello assunto come riferimento di mercato.

Il paper raccoglie un piccolo campione di otto operazioni personali, effettuate fra novembre 2024 e gennaio 2026. Per gli scambi fra euro e dollari, i margini rilevati sono compresi fra circa il 2,3% e il 4,7%, prima delle commissioni esplicite del bonifico.

La tabella non indica gli importi delle singole operazioni. Sono osservazioni circoscritte, insufficienti per ricavare il costo del nostro trasferimento da 100 dollari o una tariffa tipica delle banche.

Il percorso fintech: usare denaro già disponibile a destinazione

Un operatore fintech può organizzare il pagamento diversamente. Incassa i dollari negli Stati Uniti e paga il familiare usando euro già presenti su un conto europeo, normalmente attraverso banche partner.

I flussi dei clienti che inviano denaro in direzioni opposte possono compensarsi. L’operatore deve riequilibrare le posizioni residue, ma ogni pagamento non richiede necessariamente di attraversare l’intera catena bancaria internazionale.

Rimangono conversione valutaria, commissioni del servizio, gestione della liquidità e controlli. La struttura può ridurre alcune spese, soprattutto sulle rotte con molti scambi.

La tabella 3 dello studio considera quotazioni di tre operatori, raccolte ogni trenta minuti dal 23 gennaio al 3 maggio 2026. Per ciascun operatore e collegamento vengono selezionate le modalità meno costose di versamento e ricezione.

Nei trasferimenti dagli Stati Uniti verso l’euro, il costo complessivo mediano è circa l’1,75% per 200 dollari e lo 0,39% per 10.000 dollari. Le commissioni fisse pesano meno quando l’importo aumenta. Queste quotazioni storiche riguardano importi diversi dal nostro esempio e non sono preventivi attuali.

Il percorso stablecoin: dal conto ai token e ritorno

Con una stablecoin legata al dollaro, il mittente converte il denaro in token attraverso una piattaforma di scambio o un altro intermediario. I token vengono trasferiti sulla blockchain; a destinazione vengono venduti contro euro, poi accreditati sul conto bancario.

Intervengono quindi l’emittente della stablecoin, gli operatori che consentono acquisto e vendita, la rete blockchain e i servizi bancari necessari per entrare e uscire dal circuito.

La figura 2 del paper costruisce proprio un esempio da 100 dollari: conversione in 100 token, trasferimento sulla rete Ethereum, vendita contro euro e prelievo verso un conto.

Nell’esempio, la commissione di rete è 0,19 dollari, ma si aggiungono l’1% per lo scambio in euro e un euro per il prelievo, oltre all’eventuale margine sul cambio. Sono ipotesi illustrative del documento, non condizioni offerte oggi.

Quei diciannove centesimi descrivono dunque un passaggio. Anche un cambio vicino al riferimento di mercato lascia da pagare le altre commissioni.

Il trasferimento sulla rete può concludersi prima che gli euro siano disponibili sul conto. I tempi dipendono anche dalla conversione e dall’accredito bancario.

Perché i numeri non formano una classifica

Nella discussione allegata al paper, Tobias Adrian richiama un limite: le misure confrontate non comprendono sempre le stesse voci.

Per le banche vengono mostrati margini sul cambio che escludono le commissioni del bonifico; per le fintech, costi complessivi quotati. Per le stablecoin, diverse componenti sono distribuite fra più tabelle senza un totale sempre ricostruito in modo uniforme.

Cambiano anche periodi, valute, direzione dei trasferimenti e importi. Il confronto corretto richiederebbe di allineare queste caratteristiche e includere tutte le spese. Affiancare le percentuali disponibili come se fossero tre offerte equivalenti produrrebbe una graduatoria ingannevole.

I percorsi possono anche sovrapporsi: una fintech può utilizzare stablecoin nella propria infrastruttura, gestendo i passaggi tecnici per conto del cliente.

Il working paper e la discussione esprimono le valutazioni dei rispettivi autori, non necessariamente quelle della BIS o del FMI.

Quando il cambio favorisce le stablecoin

In alcune economie emergenti, i controlli sui capitali e le difficoltà di accesso alle valute estere possono aumentare la domanda locale di stablecoin in dollari.

Chi le acquista può accettare di pagarle a un prezzo relativamente elevato in moneta locale. Per un mittente che porta dollari verso quel mercato, vendere i token può quindi procurare un cambio più favorevole rispetto al riferimento utilizzato dai ricercatori.

Il vantaggio osservato dipende dalle condizioni locali. La direzione conta: il percorso inverso può essere più costoso. Le commissioni possono comunque ridurre o annullare il vantaggio sul cambio.

Conta anche la liquidità, cioè la disponibilità di compratori e venditori. Nei mercati con pochi scambi, un ordine più grande può ottenere prezzi peggiori. Il prezzo osservato per una piccola operazione non è automaticamente disponibile per qualsiasi somma.

Il pagamento finisce quando il denaro è utilizzabile

Per il familiare in Italia, il risultato è la quantità di euro disponibile sul conto e il tempo necessario per riceverla. Una blockchain efficiente può migliorare una parte del servizio; conversioni, intermediari e accesso ai sistemi bancari determinano quanto di quel vantaggio arrivi al destinatario.

Se le spese si concentrano all’ingresso e all’uscita dal circuito, rendere ancora più economico il tratto sulla blockchain può cambiare poco il prezzo finale. Il miglioramento per chi paga dipende anche da ciò che avviene prima e dopo il trasferimento dei token.

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Lorenzo Baldassarre

Sono un copywriter che collabora con diverse agenzie e siti web, principalmente su tematiche economiche-finanziarie, ma non solo. Easyfinanza.it è un mio progetto, che ho interamente sviluppato su tutti i suoi aspetti: contenuti, immagini, struttura del sito e piano editoriale basato sulla SEO.

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