Chi finanzia i data center dell’AI e chi si assume il rischio
In Louisiana, negli Stati Uniti, è in costruzione Hyperion, un enorme complesso di data center destinato all’intelligenza artificiale. Per finanziare parte dei lavori sono state emesse obbligazioni, cioè titoli attraverso cui gli investitori prestano denaro in cambio di interessi.
A contribuire al rimborso di questi prestiti saranno anche i pagamenti di Meta, che ha firmato un accordo per utilizzare gli impianti. Questo significa che chi ha acquistato le obbligazioni deve considerare non solo la solidità della società che le ha emesse, ma anche la capacità di Meta di rispettare i propri impegni.
Hyperion è uno degli esempi analizzati dagli economisti Mathias Drehmann ed Egemen Eren nel BIS Bulletin n. 140, pubblicato il 27 ottobre 2026.
Lo studio cerca di capire come vengono finanziati i grandi investimenti nell’intelligenza artificiale e chi rischia di perdere denaro se qualcosa va storto. Per farlo, esamina i rapporti tra le aziende che utilizzano i data center, quelle che li costruiscono e gli investitori che mettono a disposizione i capitali.
Gli investimenti crescono e aumenta anche il debito
Costruire un data center richiede investimenti enormi. Prima ancora di poterlo utilizzare, bisogna realizzare gli edifici, installare gli impianti elettrici e di raffreddamento e acquistare tutte le apparecchiature necessarie.
Sono spese che arrivano molto prima dei guadagni che queste strutture potranno generare.
Il bollettino della BIS prende in esame cinque grandi aziende tecnologiche statunitensi, Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle.
Considerando le stime di spesa più alte comunicate dalle società, i loro investimenti previsti per il 2026 superano complessivamente gli 800 miliardi di dollari, circa il 2,5% del PIL degli Stati Uniti.
Una cifra enorme, anche se comprende investimenti che non riguardano direttamente l’intelligenza artificiale.
Per finanziare le proprie attività, queste aziende ricorrono anche al mercato obbligazionario. Dall’inizio del 2026 al 22 settembre hanno emesso complessivamente 222 miliardi di dollari di obbligazioni.
Si tratta del valore totale dei nuovi titoli emessi, non soltanto di quelli destinati all’AI. E non è l’unico modo in cui viene raccolto denaro.
In alcuni casi, infatti, sono società create appositamente per costruire e finanziare un singolo data center a chiedere prestiti agli investitori.
Come funziona il finanziamento di un data center
Non sempre è una grande azienda tecnologica a costruire e possedere direttamente i data center che utilizza.
Come spiega una rassegna della BIS sui finanziamenti alle infrastrutture dell’AI, in alcuni progetti viene creata una società separata, chiamata società veicolo, che si occupa di realizzare e finanziare la struttura.
Questa società raccoglie denaro dagli investitori, anche vendendo obbligazioni a fondi e compagnie assicurative. Una grande azienda tecnologica firma poi un contratto per utilizzare il data center, pagando un affitto oppure acquistando una certa capacità di calcolo.
I pagamenti dell’azienda tecnologica diventano così una delle fonti di denaro con cui rimborsare i prestiti e pagare gli interessi.
Per chi investe, avere un cliente importante che si impegna a pagare per diversi anni può rendere il progetto più interessante.
L’azienda tecnologica, invece, ottiene le risorse informatiche di cui ha bisogno senza dover necessariamente costruire e possedere l’intera struttura. A seconda del contratto, può anche modificare nel tempo la quantità di capacità di calcolo acquistata.
C’è però un aspetto da considerare.
Se la società che possiede il data center è separata dal gruppo tecnologico e non viene inclusa nel suo bilancio consolidato, anche il debito resta nei conti della società che lo ha contratto.
È quello che viene spesso definito finanziamento fuori bilancio.
Questo non significa che l’azienda tecnologica non abbia obblighi economici. Gli affitti futuri e le eventuali garanzie possono comunque essere indicati nelle note al bilancio. Ed è proprio leggendo le condizioni di questi accordi che si può capire quanto l’azienda potrebbe essere chiamata a pagare.
Hyperion e gli impegni di Meta
Il progetto Hyperion nasce da un accordo tra Meta e alcuni fondi gestiti da Blue Owl.
Per finanziare la propria partecipazione, Beignet Investor, la società attraverso cui i fondi partecipano all’operazione, ha emesso 27,3 miliardi di dollari di obbligazioni garantite, con scadenza nel 2049.
Sono titoli che prevedono una priorità di rimborso rispetto ad altri eventuali debiti subordinati, cioè quelli che vengono rimborsati dopo.
Nel bilancio annuale depositato alla SEC, Meta precisa che la società comune non rientra nel proprio bilancio consolidato. I contratti di affitto dovrebbero partire nel 2029, con una durata iniziale di quattro anni e la possibilità di rinnovo fino a un massimo complessivo di vent’anni. Ma l’accordo non si limita al pagamento degli affitti. Come spiegato nell’annuncio ufficiale dell’operazione, Meta ha assunto anche un impegno legato al valore residuo degli impianti per i primi sedici anni di attività.
In pratica, se il contratto non viene rinnovato o termina e si verificano determinate condizioni, Meta potrebbe dover coprire una parte della differenza tra il valore del data center e una soglia stabilita in precedenza.
Chi presta denaro al progetto, quindi, fa affidamento anche sugli impegni economici di Meta, pur acquistando obbligazioni emesse da un’altra società.
Questo legame emerge anche dalle valutazioni delle agenzie di rating.
Il 2 novembre 2026, S&P Global Ratings ha confermato il rating A+ delle obbligazioni di Beignet, ma ha cambiato da stabile a negativo il giudizio sulle prospettive future.
La decisione è arrivata dopo una valutazione simile su Meta. Secondo l’agenzia, infatti, la capacità di Beignet di rimborsare il debito dipende in misura importante dagli impegni della società tecnologica.
Chi rischia di perdere denaro se qualcosa va storto?
Immaginiamo che un’azienda decida di non rinnovare il contratto per utilizzare un data center.
Chi possiede la struttura dovrebbe trovare un altro cliente oppure cercare di recuperare parte del denaro investito attraverso la vendita degli impianti.
Non tutte le componenti, però, mantengono lo stesso valore nel tempo.
Gli edifici, i collegamenti alla rete elettrica e gli impianti di raffreddamento possono essere riutilizzati. I chip, invece, rischiano di perdere valore molto più rapidamente, soprattutto quando arrivano tecnologie più avanzate.
Per gli investitori questa differenza è importante, perché il valore di ciò che rimane può non bastare a recuperare tutto il denaro prestato.Le garanzie, inoltre, cambiano da un’operazione all’altra. Nel caso di Beignet, per esempio, S&P precisa che gli obbligazionisti non hanno una garanzia diretta sugli immobili di Hyperion.
Le eventuali garanzie possono coprire parte delle perdite, ma soltanto entro i limiti stabiliti dai contratti.
Se i ricavi e le somme recuperate non sono sufficienti, a perdere denaro possono essere prima i soci che hanno investito nel progetto e, nei casi più gravi, anche i creditori.
Il rischio può inoltre coinvolgere più soggetti di quanto sembri.
Una compagnia assicurativa, per esempio, potrebbe possedere obbligazioni di diversi data center che dipendono tutti dai pagamenti della stessa azienda tecnologica. Se quest’ultima entra in difficoltà, più investimenti potrebbero risentirne contemporaneamente.
Anche una banca può essere coinvolta in modi diversi, finanziando la costruzione degli impianti oppure prestando denaro ai fondi che acquistano le obbligazioni.
Lo stesso vale per i produttori di chip. Un fornitore potrebbe vendere apparecchiature a un’azienda tecnologica, investirvi direttamente, acquistare da lei capacità di calcolo e garantire parte dei suoi pagamenti.
Se quella società dovesse incontrare problemi economici, le conseguenze potrebbero quindi arrivare a più imprese e investitori attraverso rapporti finanziari differenti.
Come hanno reagito i mercati finanziari
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale stanno aumentando anche la quantità di obbligazioni disponibili sul mercato. Ma quali effetti si sono visti finora?
Nell’appendice del bollettino, i ricercatori hanno esaminato 18 giornate di mercato caratterizzate da notizie importanti sugli investimenti e sui finanziamenti dell’AI, confrontandole con le altre sedute del periodo analizzato, fino al 18 settembre 2026.
Tra gli eventi considerati ci sono la pubblicazione dei risultati aziendali e le grandi emissioni di obbligazioni.
Nei giorni selezionati, i ricercatori stimano un aumento di circa 1,5 punti base, equivalenti a 0,015 punti percentuali, del cosiddetto premio a termine sui titoli di Stato americani a dieci anni.
Si tratta della parte del rendimento che gli investitori richiedono per assumersi il rischio di tenere un titolo per un periodo lungo.
L’aumento osservato è stato comunque contenuto e, in media, si è riassorbito entro due sedute di mercato.
Per le obbligazioni societarie considerate più affidabili, quelle classificate investment grade, lo studio non rileva invece variazioni statisticamente significative della differenza di rendimento rispetto ai titoli di riferimento.
Questi risultati non dimostrano che siano state proprio le notizie sull’AI a provocare i movimenti osservati. Alcune informazioni potrebbero essere state già previste dagli investitori oppure essere arrivate insieme ad altre notizie capaci di influenzare i mercati.
Resta però il fatto che la quantità di debito emesso dalle grandi aziende tecnologiche è cresciuta molto.
Dall’inizio del 2026, nei periodi esaminati dallo studio con dati aggiornati tra agosto e settembre, le obbligazioni con scadenza di almeno dieci anni emesse dalle cinque società rappresentavano circa il 24% delle emissioni societarie statunitensi con scadenze simili.
Il loro valore equivaleva inoltre a circa il 13% delle emissioni lorde di titoli del Tesoro americano con durata analoga.
Sono numeri importanti, perché fondi e compagnie assicurative possono investire sia nelle obbligazioni delle aziende sia nei titoli di Stato.
Se continueranno ad arrivare sul mercato grandi quantità di obbligazioni a lunga scadenza, gli investitori potrebbero chiedere interessi più alti per acquistarle.
Finora le reazioni dei mercati sono state limitate, ma questo non significa che tutti i finanziamenti dei data center abbiano lo stesso livello di rischio.
Per comprendere i rischi di questi finanziamenti è importante esaminare le condizioni dei contratti. Quanto dureranno gli affitti? Che cosa succede se il cliente smette di pagare? Quali garanzie sono previste e fino a quale importo?
Sono queste condizioni a determinare quanto denaro potrà essere recuperato se il progetto non dovesse andare come previsto.