Conto corrente cointestato: come funziona, rischi e successione
Il conto corrente cointestato permette a due o più persone di gestire lo stesso rapporto bancario. Può essere utile per pagare le spese familiari, amministrare un budget comune o accantonare denaro per un progetto condiviso. Tuttavia, prima di aprirlo è importante capire quali poteri vengono attribuiti ai cointestatari e cosa può accadere in caso di debiti, contrasti o successione.
In questa guida vediamo come funziona un conto cointestato, quali sono le differenze tra firma congiunta e disgiunta e come vengono trattate le somme ai fini dell’ISEE, del pignoramento e dell’eredità.
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Se cerchi una soluzione digitale progettata per gestire il denaro insieme ad altre persone, bunq permette di aprire un Joint Account condiviso da un massimo di dieci cointestatari. Ognuno può accedere al conto dalla propria app, visualizzare il saldo e ricevere le notifiche delle operazioni. Ogni partecipante deve avere un proprio conto personale bunq.
Cos’è un conto corrente cointestato?
Un conto corrente cointestato è un rapporto bancario intestato contemporaneamente a due o più persone. A differenza di un semplice delegato, ogni cointestatario è parte del contratto sottoscritto con la banca.
Il conto può essere utilizzato, per esempio, da:
- coniugi o conviventi;
- genitori e figli;
- fratelli o altri familiari;
- coinquilini;
- persone che devono sostenere spese comuni.
Il numero massimo di intestatari, la disponibilità di carte personali e le modalità di accesso dipendono dalla banca scelta.
È importante distinguere tra possibilità di effettuare un’operazione e proprietà effettiva del denaro. Con la firma disgiunta un intestatario potrebbe essere tecnicamente autorizzato a utilizzare anche l’intero saldo, ma questo non significa che tutte le somme gli appartengano nei rapporti con gli altri cointestatari.
Firma congiunta o firma disgiunta?
Al momento dell’apertura bisogna stabilire come potranno essere autorizzate le operazioni.
| Aspetto | Firma disgiunta | Firma congiunta |
|---|---|---|
| Autorizzazione | Ogni intestatario può operare autonomamente | È necessaria l’autorizzazione di tutti |
| Gestione quotidiana | Più semplice e veloce | Meno immediata |
| Controllo sulle operazioni | Un intestatario può agire senza il consenso preventivo degli altri | Le operazioni devono essere condivise |
| Principale rischio | Prelievi o pagamenti non concordati | Difficoltà operative in caso di disaccordo |
| Decesso di un intestatario | Il superstite può generalmente continuare a operare, ma soltanto sulla propria quota | La banca spesso blocca il conto perché manca una delle firme |
La banca può anche prevedere una gestione mista: alcune operazioni possono essere effettuate separatamente, mentre per quelle più importanti può essere richiesta la firma di tutti.
Secondo la Banca d’Italia, è possibile chiedere alla banca di passare dalla firma congiunta a quella disgiunta, o viceversa. Prima di farlo bisogna comunque verificare quanto previsto dal contratto e quali consensi siano richiesti.
Come aprire un conto corrente cointestato
Non tutti i conti disponibili online possono essere cointestati. Prima di iniziare la procedura bisogna quindi verificare che il prodotto scelto ammetta più intestatari.
In genere, l’apertura prevede questi passaggi:
- scelta del numero dei cointestatari;
- inserimento dei dati personali e fiscali;
- identificazione di ogni richiedente;
- scelta tra firma congiunta e disgiunta;
- accettazione e firma del contratto da parte di tutti;
- attivazione degli accessi personali e delle eventuali carte.
Prima di aprire il conto conviene controllare:
- il canone complessivo e le condizioni per azzerarlo;
- il costo di eventuali carte aggiuntive;
- le commissioni per bonifici, prelievi e operazioni all’estero;
- il numero massimo di cointestatari;
- i limiti operativi assegnati a ogni persona;
- le condizioni applicate a scoperti e saldo negativo;
- il sistema di garanzia dei depositi applicabile.
Non bisogna quindi fermarsi alla definizione di “conto cointestato gratuito”: un conto senza canone potrebbe comunque prevedere costi per le carte, i prelievi o altri servizi.
Un’altra soluzione cointestabile è SelfyConto di Banca Mediolanum. Secondo la pagina ufficiale di SelfyConto, ogni intestatario dispone di un proprio codice cliente, può richiedere una carta di debito personale e può visualizzare tutti i movimenti del conto.
Puoi inoltre consultare la nostra guida dedicata a come aprire SelfyConto online.
Conto cointestato o delega?
La cointestazione non è sempre la soluzione più adatta. Se l’obiettivo è solamente consentire a un familiare di effettuare alcune operazioni, si può valutare la delega sul conto corrente.
È una distinzione particolarmente importante quando un figlio deve aiutare un genitore anziano nella gestione delle spese.
| Aspetto | Cointestazione | Delega |
| Titolarità del conto | Tutte le persone indicate sono intestatarie | Il conto rimane intestato a una sola persona |
| Proprietà delle somme | Le quote si presumono uguali, salvo accordi o prove differenti | Le somme appartengono al titolare |
| Operazioni | Dipendono dalla firma congiunta o disgiunta | Limitate ai poteri concessi dal titolare |
| Responsabilità sul rapporto | Può coinvolgere tutti i cointestatari | Rimane in capo al titolare |
| Revoca | Richiede gli adempimenti previsti dal contratto | Il titolare può revocare la delega |
| Decesso | La quota del defunto segue la successione | La delega si estingue |
Se il denaro deve realmente essere gestito e utilizzato in comune, la cointestazione può risultare coerente con lo scopo. Se invece una persona deve solamente aiutare il titolare, la delega permette di operare senza modificare la titolarità delle somme.
A chi appartengono i soldi presenti sul conto?
Nei rapporti tra i cointestatari, le quote si presumono uguali, salvo che non risultino accordi o prove differenti. Il principio deriva dall’articolo 1298 del Codice civile.
Se un conto con due intestatari contiene 20.000 euro, si presume quindi che ciascuno sia proprietario di 10.000 euro. Si tratta però di una presunzione superabile.
La provenienza delle somme, gli accordi tra le persone e lo scopo della cointestazione possono dimostrare una ripartizione differente. Per questo motivo può essere utile conservare:
- gli estratti conto;
- la documentazione relativa ai versamenti;
- le prove della provenienza di somme particolarmente elevate;
- eventuali accordi sullo scopo del conto;
- la documentazione relativa a eredità, vendite o indennizzi.
Se il conto è alimentato da un solo intestatario
Il fatto che soltanto una persona versi denaro sul conto non permette di concludere automaticamente che l’altro intestatario sia proprietario della metà delle somme. Allo stesso tempo, la semplice provenienza del denaro non risolve da sola qualsiasi controversia: bisogna considerare anche lo scopo della cointestazione e l’eventuale volontà di attribuire le somme all’altra persona.
La cointestazione può assumere rilevanza anche come donazione indiretta quando viene utilizzata con l’intenzione di arricchire gratuitamente l’altro intestatario. Non si tratta però di una conseguenza automatica in ogni conto alimentato da una sola persona, come emerge anche dalla risposta n. 205/2020 dell’Agenzia delle Entrate.
In presenza di trasferimenti rilevanti o di una futura successione, è opportuno chiedere una valutazione a un notaio, un avvocato o un professionista fiscale.
Conto corrente cointestato e ISEE
La cointestazione non permette di escludere il conto dal patrimonio mobiliare considerato ai fini dell’ISEE.
Le istruzioni ufficiali per la DSU 2026 stabiliscono che, per un rapporto cointestato, bisogna indicare la quota di saldo e giacenza media calcolata in base al numero degli intestatari:
- con due cointestatari, ciascuno indica il 50%;
- con tre cointestatari, ciascuno indica il 33,3%;
- con quattro cointestatari, ciascuno indica il 25%.
Se tutti gli intestatari appartengono allo stesso nucleo familiare, le rispettive quote confluiscono nello stesso ISEE e, complessivamente, viene considerato l’intero rapporto. Se appartengono a nuclei differenti, ciascuno riporta la propria quota.
Anche quando si utilizza la DSU precompilata è consigliabile controllare che saldo, giacenza media e percentuale di possesso siano stati attribuiti correttamente.
Cosa succede se muore uno dei cointestatari?
In caso di morte di un intestatario, non entra automaticamente in successione il 50% dell’intero saldo in ogni circostanza. Si parte dalla presunzione di quote uguali, ma eventuali accordi o prove differenti possono modificare la quota attribuita alla persona deceduta.
In linea generale:
- viene individuata la quota appartenente al defunto;
- questa quota entra nell’asse ereditario;
- gli eredi devono presentare alla banca la documentazione richiesta;
- la parte appartenente agli altri cointestatari non diventa automaticamente eredità.
Come spiega la Banca d’Italia nella sua guida pubblicata nel 2026, la banca può richiedere il certificato di morte, i documenti che identificano gli eredi e, quando necessaria, la dichiarazione di successione.
Cosa accade con la firma disgiunta?
Con la firma disgiunta, il cointestatario superstite può generalmente continuare a effettuare operazioni, ma solamente nei limiti della quota di sua spettanza.
Il fatto che l’home banking o il contratto permettano tecnicamente di disporre dell’intero saldo non attribuisce al superstite la proprietà della quota appartenente al defunto. Eventuali prelievi eccedenti potrebbero essere contestati dagli eredi.
Cosa accade con la firma congiunta?
Con la firma congiunta, la banca spesso blocca temporaneamente l’intero conto perché non è più possibile raccogliere l’autorizzazione di tutti gli intestatari.
Le somme vengono rese disponibili dopo l’individuazione degli eredi e il completamento degli adempimenti richiesti dalla banca. Le procedure concrete possono comunque cambiare in base al contratto e alle circostanze.
Il conto cointestato può essere pignorato?
Se uno solo dei cointestatari ha un debito, anche il conto condiviso può essere coinvolto in un pignoramento.
Bisogna però distinguere tra:
- il blocco operativo applicato dalla banca;
- la quota che può essere effettivamente assegnata al creditore.
La decisione n. 1600 del 20 febbraio 2023 dell’Arbitro Bancario Finanziario chiarisce che, dopo la notifica del pignoramento, la banca può rendere indisponibile anche l’intero saldo. L’intermediario, infatti, non può stabilire autonomamente quali somme appartengano al debitore e quali agli altri intestatari.
Questo non significa che il creditore acquisisca automaticamente anche il denaro del cointestatario non debitore. La ripartizione e gli eventuali limiti devono essere valutati nell’ambito della procedura esecutiva.
Il cointestatario estraneo al debito potrebbe quindi dover dimostrare la provenienza delle somme e far valere i propri diritti davanti al giudice competente. In una situazione del genere è necessaria l’assistenza di un professionista legale.
Come sono protetti i soldi depositati?
Per le banche italiane aderenti al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, la copertura viene calcolata per singolo depositante e per singola banca, fino al limite previsto di 100.000 euro.
Nel caso di un conto cointestato, il FITD precisa che la tutela viene attribuita a ogni depositante, in proporzione alla sua quota. Bisogna però sommare anche gli eventuali conti personali posseduti dalla stessa persona presso la medesima banca.
Il limite non è quindi di 100.000 euro per ogni conto, ma di 100.000 euro per depositante presso la stessa banca.
Per i conti offerti da banche stabilite in altri Paesi europei può intervenire il sistema di garanzia dello Stato di origine. Nel caso di bunq, per esempio, i depositi ammissibili sono protetti dal sistema olandese di garanzia dei depositi fino a 100.000 euro per depositante, come indicato nella pagina ufficiale del Joint Account.
Vantaggi e rischi del conto corrente cointestato
Tra i principali vantaggi troviamo:
- un solo IBAN per le spese comuni;
- maggiore trasparenza sui movimenti;
- possibilità di assegnare accessi e carte personali;
- gestione più semplice di bollette, affitto o spese familiari;
- separazione tra budget comune e denaro personale.
I rischi da considerare sono invece:
- operazioni non concordate in presenza della firma disgiunta;
- coinvolgimento del conto nei debiti di un cointestatario;
- possibili controversie sulla proprietà delle somme;
- conseguenze sull’ISEE;
- difficoltà operative in caso di decesso;
- minore riservatezza sulle spese personali;
- problemi nella chiusura in caso di disaccordo.
Una soluzione pratica può essere quella di mantenere i conti personali e utilizzare il conto cointestato solamente per le spese condivise, versando periodicamente un importo concordato.
Come chiudere o trasferire un conto cointestato
Per chiudere il conto bisogna seguire la procedura prevista dal contratto e dalla banca. Il numero di firme richieste può dipendere dal tipo di rapporto e dalle condizioni sottoscritte.
Prima di presentare la richiesta è opportuno:
- verificare che non ci siano pagamenti ancora da contabilizzare;
- trasferire bonifici ricorrenti e domiciliazioni;
- regolarizzare un eventuale saldo negativo;
- controllare assegni e carte collegati;
- indicare l’IBAN sul quale trasferire il saldo residuo;
- conservare la conferma di chiusura.
Se si utilizza la portabilità bancaria, il nuovo conto deve avere gli stessi intestatari del precedente. La richiesta relativa a un conto cointestato deve inoltre essere firmata da tutti.
La guida della Banca d’Italia sulla portabilità indica un termine di 12 giorni lavorativi dal ricevimento della richiesta completa. Il vecchio conto non viene però chiuso automaticamente, a meno che la chiusura non venga espressamente richiesta.
Conviene aprire un conto corrente cointestato?
A nostro avviso, il conto corrente cointestato può essere utile quando esistono fiducia reciproca, uno scopo condiviso e regole chiare sull’utilizzo del denaro.
Può essere meno adatto quando:
- una persona deve solamente aiutare l’altra a effettuare alcune operazioni;
- i cointestatari vogliono mantenere completamente separate le proprie spese;
- uno degli intestatari ha una situazione debitoria problematica;
- la provenienza delle somme potrebbe creare future controversie familiari;
- non esiste accordo sulla possibilità di operare autonomamente.
Prima di aprirlo è quindi importante scegliere con attenzione tra firma congiunta e disgiunta, controllare le condizioni contrattuali e stabilire quali somme verranno versate sul conto.
Con la firma disgiunta potrebbe essere tecnicamente autorizzato a effettuare un prelievo pari all’intero saldo. Questo non significa però che tutto il denaro gli appartenga: nei rapporti tra i cointestatari, l’operazione può essere contestata se supera la quota di sua spettanza.
No. Con due intestatari si presume che ciascuno possieda il 50%, ma si tratta di una presunzione superabile attraverso accordi o prove che dimostrino una diversa proprietà delle somme. Entra nell’eredità solamente la quota effettivamente appartenente al defunto.
Sì. Saldo e giacenza media devono essere indicati pro quota in base al numero dei cointestatari. Con due intestatari viene generalmente attribuito il 50% a ciascuno; se appartengono allo stesso nucleo familiare, le quote vengono complessivamente considerate nello stesso ISEE.