Codice ATECO: come sceglierlo e perché è importante
Quando apri la Partita IVA, il codice ATECO è una delle scelte più importanti. È, in pratica, la “descrizione ufficiale” della tua attività. Serve per inquadrare cosa fai e viene usato anche per finalità amministrative e fiscali, non solo statistiche.
Il punto è che non è un dettaglio burocratico. Un ATECO scelto male può crearti problemi pratici, per esempio con il regime forfettario e con la gestione nel tempo. Nel forfettario, infatti, al codice ATECO è associato un coefficiente di redditività che influisce su come calcoli il reddito imponibile.
In questa guida ti spiego come orientarti, soprattutto se sei freelance, libero professionista oppure artigiano.
Cos’è il codice ATECO?
ATECO è la classificazione delle attività economiche. In sostanza, a ogni attività viene associato un codice che la identifica. L’ISTAT gestisce la classificazione e il sistema viene usato anche per finalità amministrative, quindi non è solo “statistica”.
Per aprire una nuova Partita IVA, il codice ATECO serve proprio perché devi comunicare all’Agenzia delle Entrate che tipo di attività svolgi.
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Perché scegliere bene l’ATECO è così importante
Ci sono tre motivi concreti, che vediamo subito.
Il primo riguarda il regime forfettario. Nel forfettario non calcoli il reddito come “incassi meno spese reali”, ma applichi un coefficiente legato alla tipologia di attività, quindi al tuo ATECO.
Il secondo è che l’ATECO aiuta a definire l’inquadramento della tua attività. Per molti freelance è abbastanza lineare. Per gli artigiani può esserci più attenzione perché spesso l’attività è più “operativa” e può cambiare anche il modo in cui ti organizzi con scadenze, documenti e pagamenti.
Il terzo motivo è la coerenza nel tempo. Se oggi dichiari un’attività, ma nella pratica ne fai un’altra, rischi di dover mettere mano a variazioni e comunicazioni dopo, quando ormai hai già fatturato e incassato.
Aggiornamento ATECO 2025
Negli ultimi tempi è entrata in vigore la classificazione ATECO 2025. In pratica è un aggiornamento della classificazione per rappresentare meglio le attività economiche attuali. Diverse Camere di Commercio hanno indicato il passaggio operativo nel 2025 e che il nuovo codice è visibile nelle visure.
Che cosa cambia per te? Cambia che potresti vedere codici aggiornati o descrizioni più precise. Non è una tragedia, ma è un motivo in più per scegliere in modo ragionato, e controllare che in anagrafe fiscale sia registrato ciò che fai davvero.
Come trovare il codice ATECO giusto
Se vuoi fare da solo una prima ricerca, hai due strumenti comodi.
Il primo è il servizio di ricerca ATECO di InfoCamere, che ti permette di cercare il codice partendo dalla descrizione dell’attività.
Il secondo è la pagina dell’Agenzia delle Entrate dedicata ai codici attività ATECO, utile per consultare la classificazione.
Il modo migliore di usarli è semplice. Parti da quello che fai davvero nella vita reale, non dal titolo che ti piace.
Se sei freelance, pensa a come ti pagano i clienti e cosa consegni. Un progetto, una consulenza, una prestazione.
Se sei artigiano, pensa a cosa produci o ripari, e a come lavori. Laboratorio, cantiere, prestazione manuale, vendita.
Poi cerca la voce che ti rappresenta meglio oppure valuta l’aiuto di un commercialista.
Attività prevalente e attività secondarie
Capita spesso di fare più cose. Un freelance può fare consulenza e formazione. Un artigiano può fare lavorazioni e vendita di prodotti finiti. In questi casi, in genere si parla di attività prevalente e attività secondarie.
La cosa utile da sapere è che i contribuenti possono verificare i codici ATECO collegati alla propria posizione fiscale, distinguendo tra prevalente e secondari, secondo quanto indicato anche in documenti dell’Agenzia delle Entrate legati al passaggio ATECO 2025.
Questo significa che non devi per forza “forzarti” in una definizione troppo stretta. Devi però decidere qual è l’attività principale, quella che descrive meglio il tuo lavoro.
Come sceglierlo?
Ecco il criterio che funziona quasi sempre. Il codice ATECO deve descrivere l’attività con cui ti presenti sul mercato e con cui prevedi di lavorare in modo continuativo.
Se sei all’inizio e non sai ancora cosa diventerà davvero “prevalente”, il consiglio pratico è non inventare. Scegli ciò che sei certo di fare nei prossimi mesi e, se poi cambi strada, valuti una variazione.
Ecco una tabella che può aiutarti nel percorso decisionale:
| Cosa devi chiarire | Domanda semplice da farti | Perché conta |
|---|---|---|
| Cosa vendi davvero | Vendo un servizio o un prodotto | Aiuta a inquadrare subito l’attività |
| Attività prevalente | Qual è il lavoro che farò più spesso | Serve per avere coerenza nel tempo |
| Regime forfettario | Ho capito che nel forfettario c’è un coefficiente legato all’attività | Incide sul calcolo del reddito imponibile |
| Una o più attività | Faccio davvero due cose diverse o è sempre lo stesso servizio declinato | Evita di complicarti la vita senza motivo |
| Artigiano o professionista | Il mio lavoro è manuale e operativo o di consulenza | Cambia spesso l’impostazione pratica della gestione |
Quando ha senso farsi aiutare da un commercialista online
Sul codice ATECO l’errore tipico è “sceglierlo in fretta”. Se hai dubbi tra due attività o se vuoi impostare bene da subito la tua posizione, un commercialista online può aiutarti a scegliere il codice più coerente e a evitare di dover correggere tutto dopo.
Fiscozen
Fiscozen è una soluzione usata spesso da freelance e professionisti che vogliono un supporto chiaro e continuativo. È utile quando vuoi impostare bene la Partita IVA fin dall’inizio e poi avere un riferimento quando ti vengono dubbi pratici sul lavoro quotidiano.
FidoCommercialista
FidoCommercialista è una soluzione online pensata per chi preferisce gestire tutto in digitale. Può essere utile se vuoi un supporto strutturato sull’apertura e sulla gestione, senza dover passare da appuntamenti in studio per ogni passaggio.
Flextax
Flextax è un’altra opzione digitale che può aiutarti a impostare correttamente l’attività e a gestire la parte fiscale nel tempo. È una scelta utile quando vuoi un flusso di lavoro snello e la possibilità di chiarire dubbi senza perdere giorni.
Conto business sì o no?
Se vuoi una cosa concreta che ti aiuta subito, separare i soldi “di lavoro” con un conto business da quelli personali è una mossa intelligente. Non è un obbligo, ma è un modo semplice per avere movimenti puliti e per non perderti quando arrivano le scadenze.
Sì, in genere è possibile fare una variazione. Il punto non è “si può”, ma evitare di doverlo fare dopo aver già impostato fatture e gestione. Se hai dubbi veri, meglio partire bene.
In molti casi puoi avere un’attività prevalente e anche attività secondarie. L’importante è che la situazione sia coerente e che tu sappia cosa stai dichiarando.
Parti dalla descrizione reale del tuo lavoro e usa un motore di ricerca ATECO come quello di InfoCamere, poi controlla la classificazione anche sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
