Quando l’hobby diventa attività: vendite online e Partita IVA
Vendere online ogni tanto non significa automaticamente “fare impresa”. Il problema nasce quando le vendite smettono di essere episodiche e iniziano ad assomigliare a un’attività vera, con continuità, organizzazione e finalità di profitto. In quel momento cambia la qualificazione fiscale dei proventi, e possono cambiare anche gli obblighi, come la Partita IVA, gli adempimenti e i contributi INPS.
In questa guida trovi i criteri pratici per orientarti, con riferimenti normativi e istituzionali. Vuoi capire subito se il tuo caso è “occasionale” o sta diventando attività? Una verifica fatta bene prima ti evita errori dopo, come regime, IVA, inquadramento e INPS.
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Reddito “diverso” o reddito d’impresa?
La distinzione di base è nel TUIR. Se l’attività è qualificabile come impresa commerciale, i proventi rientrano nel reddito d’impresa (art. 55 TUIR). Se invece si tratta di attività commerciale non esercitata abitualmente, i proventi possono rientrare tra i redditi diversi (art. 67 TUIR).
In pratica, non conta la piattaforma che usi per vendere online, come marketplace, social o sito tuo. Conta come vendi e con quale “struttura”.
Esiste una soglia oltre la quale l’hobby diventa impresa commerciale?
Iniziamo col dire che non c’è una soglia precisa. Quello che ti conviene guardare è l’insieme degli elementi. Quando iniziano a sommarsi, il rischio di essere considerato “attività” aumenta.
I segnali più rilevanti sono questi:
- vendite ripetute nel tempo, con una continuità riconoscibile;
- attività organizzata: gestione ordini, resi, catalogo, canali di vendita, promozione, acquisti di merce per rivendere;
- orientamento al profitto e non semplice allo svuotamento dell’armadio o della cantina;
- sistematicità: stessi prodotti, stesso modello, stock che si rinnova.
Secondo la normativa quando l’attività diventa esercizio di impresa commerciale (art. 55 del TUIR), non stai più nel perimetro dell’attività “non abituale” richiamata dall’art. 67 del TUIR.
Cosa cambia quando “scatta” l’attività
Quando le vendite vengono inquadrate come attività d’impresa, in genere entrano in gioco:
- apertura Partita IVA e scelta del regime;
- adempimenti IVA e contabili coerenti con il regime scelto
- gestione documentale (fatture ecc.) in modo corretto
- possibile iscrizione INPS, a seconda del tipo di attività e inquadramento.
Sul sito dell’INPS la scheda “Iscrizione Gestione Commercianti” chiarisce che l’iscrizione riguarda imprenditori commerciali titolari di un’impresa nel settore del commercio, terziario e turismo, organizzata con lavoro proprio o familiare. Non significa che “chiunque venda online” finisca automaticamente lì, ma è un riferimento concreto su come INPS descrive l’ambito.
DAC7: perché oggi è più facile essere “visibili”
DAC7 non introduce “di per sé” l’obbligo di Partita IVA. Cambia però il contesto: le piattaforme digitali comunicano dati sui venditori e sulle operazioni alle autorità fiscali.
L’Agenzia delle Entrate spiega che gli obblighi DAC7 decorrono dal 1° gennaio 2023 e che i gestori di piattaforme devono comunicare informazioni sui venditori che svolgono “attività pertinenti” tramite piattaforma.
Quindi, se vendi in modo continuativo su piattaforme, è più importante che la tua posizione sia coerente, perché i dati viaggiano con maggiore regolarità.
| Scenario | Cosa stai facendo davvero | Inquadramento “probabile” | Mossa sensata |
|---|---|---|---|
| Vendi pochi oggetti usati tuoi, senza continuità | Svuoti casa, non “replichi” il modello | Tende ai redditi diversi/occasionale | Tieni prove di vendita e pagamenti, e valuta come dichiarare i proventi |
| Rivendi con regolarità, acquisti merce per rivendere, fai promozione | Modello replicabile e organizzato | Tende al reddito d’impresa | Valuta apertura Partita IVA e regime, meglio con verifica |
| Vendi spesso, soprattutto su marketplace | Attività continuativa “tracciata” | Dipende dai segnali sopra, ma attenzione DAC7 | Metti in ordine posizione fiscale e documenti |
| Attività commerciale strutturata con lavoro proprio | Impresa commerciale “classica” | Possibile Gestione Commercianti INPS | Inquadramento INPS da valutare con un professionista |
Conti e pagamenti: come evitare caos quando inizi a vendere sul serio
Quando le vendite aumentano, incassi e spese diventano difficili da ricostruire se restano mischiati con il personale. Un conto dedicato ti semplifica estratti conto, prove di pagamento, riconciliazioni e preparazione documenti per il commercialista.
Se vuoi approfondire, leggi la nostra guida sui conti per liberi professionisti e freelance per scegliere quello più adatto al tuo modo di lavorare.
Un esempio è Finom, ovvero un conto business pensato per chi lavora in proprio e vuole gestire incassi e pagamenti in modo più ordinato.
No, la normativa ragiona soprattutto su abitualità e organizzazione, non su una soglia unica valida per tutti. Il riferimento normativo è la distinzione tra reddito d’impresa (art. 55 TUIR) e redditi diversi per attività non abituale (art. 67 TUIR).
No. DAC7 riguarda lo scambio di informazioni dai gestori di piattaforme verso le autorità fiscali. L’Agenzia delle Entrate descrive l’obbligo di comunicazione sui venditori e sulle attività pertinenti tramite piattaforme. Il punto pratico è che conviene essere coerenti con la propria posizione fiscale quando l’attività diventa continuativa.
Dipende da come è configurata l’attività. INPS descrive l’iscrizione alla Gestione Commercianti per imprenditori commerciali titolari di un’impresa nel commercio organizzata con lavoro proprio o familiare. L’inquadramento corretto va valutato sul caso concreto.
