Accordi di Bretton Woods: cosa si decise alla conferenza?

Gli accordi di Bretton Woods sono stati raggiunti nel corso della seconda guerra mondiale, precisamente nel luglio del 1944 in una località del New Hampshire (Stati Uniti d’America) chiamata proprio Bretton Woods. In questo luogo si ebbe la Bretton Woods Conference, ovvero la conferenza di Bretton Woods, la quale avrebbe dovuto decidere quale sistema monetario adottare una volta che il secondo conflitto mondiale fosse finito.

Il Gold Standard era naufragato nel 1931 a causa della crisi economica scatenatasi in seguito al crollo della borsa di Wall Street del 1929. Da quel momento in poi i Paesi avevano adottato il principio della svalutazione della propria moneta per aumentare le proprie esportazioni. Tale scelta però non è accorta sul lungo termine e aveva causato un aumento dei prezzi dei prodotti importati, disoccupazione e non favoriva la crescita. È corretto sottolineare che negli anni trenta molti regimi totalitari presero il potere e ciò oltre a non favorire la democrazia e le libertà, non rese fluidi gli scambi commerciali.

A un anno dalla fine della guerra molte nazioni sostennero che prendere una decisione sul sistema monetario da adottare fosse di vitale importanza, proprio per evitare il caos e gli attacchi speculativi contro le nazioni sconfitte. Per questa ragione si riunirono e stipularono gli accordi di Bretton Woods.

Accordi di Bretton Woods: cosa prevedevano?

Fatta la dovuta premessa sulla situazione globale di quel tempo, parliamo ora di cosa si decise alla conferenza di Bretton Woods.

In un primo luogo era necessario adottare dei tassi di cambio fissi e non più variabili, così da evitare, almeno nelle intenzioni, attacchi speculativi sulle valute più deboli.

Tutte le valute diventavano agganciate al dollaro americano, il sistema divenne quindi dollaro-centrico. Tutte le valute dei Paesi che ratificarono gli accordi di Bretton Woods erano legate al dollaro, il quale era a sua volta legato con un tasso fisso all’oro. Per l’esattezza 1 oncia d’oro era pari a 35$.

In un certo senso si può parlare di una nuova forma di Gold Standard, dato che l’oro ebbe un ruolo primario, ma non del tutto, dato che come abbiamo visto la valuta principale era il dollaro americano.

Dopo gli accordi di Bretton Woods con la valuta statunitense si effettuavano tutti gli scambi commerciali mondiali, in particolare il prezzo delle materie prime (oro compreso) era espresso in dollari. Questo fattore permane tutt’ora, anche se il sistema di Bretton Woods non è più in vigore.

Venne inoltre fondato il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che aveva l’obbligo di vigilare sulla stabilità monetaria mondiale. Per evitare svalutazioni arbitrarie, la svalutazione monetaria era consentita solo in caso di assenso della Banca Mondiale (FMI). 

La fine degli accordi di Bretton Woods

Inizialmente gli accordi di Bretton Woods ebbero un discreto successo. Le recessioni economiche non furono all’ordine del giorno e i Paesi vinti riuscirono a riprendersi, come soprattutto l’Italia. Il sistema creato alla conferenza ebbe dei problemi solo successivamente. Infatti c’era chi protestava che con un sistema dollaro-centrico di fatto la Federal Reserve avrebbe potuto gestire l’inflazione di tutto il mondo per esempio stampando moneta senza freni.

In ogni caso negli anni Sessanta si ebbe un innalzamento dell’inflazione a livello internazionale.

La prima conseguenza dell’inflazione si ripercosse sul valore reale dell’oro che non corrispondeva più ai 35$ l’oncia. Di seguito le riserve di oro scesero vertiginosamente anche se la crescita era forte. Si cominciò a pensare che la quantità di oro detenuto nei depositi delle banche centrali non fosse sufficiente a garantire il sistema creato in seguito agli accordi di Bretton Woods.

Così nel 1961 USA, Germania, Regno Unito, Italia, Francia, Belgio, Svizzera e Paesi Bassi fondarono il London Gold Pool e decisero di unire le proprie riserve d’oro per permettere che il tasso di cambio 1 oncia d’oro = 35$ l’oncia potesse ancora esistere. Infatti in caso di tassi variabili governati da domanda e offerta l’oro avrebbe potuto ottenere un fortissimo rialzo.

Si tentò di creare due mercati paralleli dell’oro, di cui uno a tassi variabili e l’altro a tassi fissi. Sebbene portò risultati positivi in un primo momento, si verificò un attacco speculativo sul dollaro.

Gli accordi di Bretton Woods terminarono in agosto 1971, quando il presidente USA Nixon dichiarò che il dollaro era da quel momento slegato dall’oro, ponendo fine alla convertibilità e ponendo le basi agli attuali tassi di cambio variabili.