Euro digitale: il paradosso dei limiti al saldo in un esperimento
Immaginiamo di dover decidere quanto denaro lasciare in un nuovo portafoglio digitale. Poi ci viene detto che il saldo non può superare una certa cifra. Quel massimo potrebbe diventare un riferimento per scegliere quanto conservarne, spingendo qualcuno a tenere più denaro di quanto avrebbe fatto liberamente.
Un esperimento descritto nel Working Paper n. 3300 della BCE, When less is more: behavioral effects of CBDC holding limits, pubblicato il 15 ottobre 2026, ha rilevato un comportamento compatibile con questa ipotesi. Il risultato riguarda scelte compiute in un ambiente simulato e apre una questione per il progetto dell’euro digitale: una soglia può influenzare anche chi non avrebbe bisogno di raggiungerla.
Perché l’euro digitale avrebbe un limite
L’euro digitale sarebbe una valuta digitale di banca centrale, o CBDC, dall’inglese central bank digital currency: moneta pubblica in forma elettronica, accessibile per i pagamenti quotidiani.
Chi paga oggi con un’app bancaria utilizza normalmente denaro depositato in una banca commerciale. L’euro digitale sarebbe invece emesso dall’Eurosistema, formato dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dell’area dell’euro. Affiancherebbe il contante e sarebbe distribuito attraverso banche e altri prestatori autorizzati, come spiegano le informazioni ufficiali della BCE.
Con un limite alle disponibilità, la BCE vuole contenere il trasferimento dei depositi verso la nuova forma di moneta. Un deflusso consistente potrebbe ridurre una fonte di finanziamento delle banche, incidendo sulla loro capacità di concedere credito. Il progetto prevede quindi un tetto al saldo e l’assenza di interessi sulle somme detenute: l’obiettivo dichiarato è offrire un mezzo di pagamento, contenendo i rischi per la stabilità finanziaria.
A ottobre 2026, la BCE punta a essere pronta per un’eventuale emissione nel 2029, nell’ipotesi che la normativa europea sia adottata entro fine 2026. La decisione di emetterlo verrà presa solo dopo l’approvazione delle norme. Il progetto pilota è previsto dalla seconda metà del 2027, per dodici mesi.
Dieci gettoni per scegliere come pagare
L’esperimento si è svolto online nel novembre 2025, con 761 partecipanti di Francia, Germania, Italia e Spagna, reclutati sulla piattaforma Prolific.
Ciascuno distribuiva dieci gettoni fra due strumenti. Uno rendeva interessi, ma veniva accettato nel 90% dei casi. L’altro era sempre accettato e non rendeva interessi. Seguivano dieci acquisti simulati: i pagamenti riusciti contribuivano al compenso in denaro reale.
Gli strumenti erano presentati con etichette neutrali, A e B. Riproducevano alcune caratteristiche dei depositi bancari e di una CBDC, senza ricostruirne l’intero funzionamento.
Prima si sceglieva senza vincoli. Poi veniva introdotto, sul secondo strumento, un tetto di tre oppure otto gettoni, assegnato casualmente ai partecipanti. Infine si aggiungeva un trasferimento automatico per completare i pagamenti.
Tre e otto sono parametri sperimentali, senza valore di soglie ufficiali dell’euro digitale.
Quando il massimo diventa un riferimento
Per chi aveva destinato due gettoni al secondo strumento, un tetto di otto lasciava intatta la scelta iniziale. Non c’era alcun obbligo di modificarla.
Eppure, fra i partecipanti che inizialmente rispettavano già il limite, il saldo medio passava da 2,04 a 2,23 gettoni, con un effetto concentrato nel gruppo con il tetto più alto.
Gli autori interpretano il risultato come compatibile con l’ancoraggio: nel decidere quanto tenere, le persone potrebbero lasciarsi guidare dal massimo consentito. È una spiegazione dei comportamenti osservati; l’esperimento non identifica separatamente il processo psicologico di ciascuna persona.
Con il tetto di tre gettoni, fra chi era già sotto soglia gli aumenti e le riduzioni tendevano invece a compensarsi. Secondo gli autori, la restrizione potrebbe aver reso lo strumento meno attraente per alcuni partecipanti.
Sull’intero campione, mettendo insieme i due gruppi, l’introduzione del limite riduceva il saldo medio da 2,68 a 2,35 gettoni. Nel totale rientra anche chi, prima del vincolo, aveva scelto un saldo superiore alla soglia e doveva quindi ridurlo. Il paradosso riguarda soprattutto le reazioni di chi era già sotto soglia e poteva mantenere la scelta iniziale.
Pagare senza mantenere un saldo elevato
Per i pagamenti online, il progetto dell’euro digitale contempla anche un collegamento con il conto bancario. Quando il saldo digitale non basta, la somma mancante potrebbe essere trasferita dal conto e convertita al momento del pagamento, purché i fondi siano sufficienti.
Un acquisto da cinquanta euro, con venti disponibili nel portafoglio digitale, potrebbe così essere completato utilizzando gli altri trenta dal conto collegato. Il saldo necessario prima dell’acquisto sarebbe inferiore al suo prezzo.
Nel paper il meccanismo è chiamato reverse waterfall. Introducendolo nel gioco, aumentava l’adozione dello strumento e diminuivano le somme conservate.
“Adozione”, qui, significa destinargli almeno un gettone, condizione necessaria nell’esperimento per attivare il trasferimento automatico. Sono quindi due decisioni diverse: scegliere uno strumento e stabilire quanto lasciarvi. La possibilità di alimentarlo quando serve rende meno necessario accumulare denaro in anticipo.
Dal laboratorio ai pagamenti quotidiani
I risultati offrono indicazioni utili per progettare e collaudare nuovi mezzi di pagamento. Una funzione che facilita gli acquisti può ridurre il bisogno di tenere un saldo elevato; un limite può influenzare le scelte anche prima di diventare un vincolo effettivo.
Restano però le distanze fra il gioco e la vita quotidiana. Il reclutamento online non produce un campione rappresentativo dei cittadini italiani o europei. Le somme in gioco erano contenute e le condizioni comparivano sempre nello stesso ordine: nessun limite, limite, limite con trasferimento automatico.
Gli autori riconoscono un possibile effetto dell’ordine di presentazione. Per contenerlo, comunicavano gli esiti soltanto alla fine. Nella realtà entrerebbero poi in gioco abitudini consolidate, fiducia e necessità di pagamento che una simulazione riproduce solo in parte.
Il working paper esprime le conclusioni degli autori, non necessariamente la posizione ufficiale della BCE. I risultati non stabiliscono quanti euro digitali deterrebbero i cittadini né quale sarebbe la soglia ottimale.
Un massimo consentito lascia alle persone il compito di decidere quanto sia opportuno detenere. Per chi progetta il nuovo strumento, osservare come quella cifra viene interpretata dovrebbe essere parte delle verifiche, insieme al funzionamento tecnico. Il paradosso è che una regola può essere rispettata perfettamente e produrre comunque un risultato diverso da quello atteso.