Finanza dal mondo

Se le banche prestano meno, chi finanzia le imprese? La crescita del private credit

Immaginiamo un’impresa americana che debba finanziare nuovi macchinari. La banca le offre meno denaro del previsto: a chi può rivolgersi? Fra le alternative c’è un fondo di private credit, che può concederle un prestito raccogliendo capitale da investitori.

Una ricerca di Sebastian Doerr, Gaston Gelos e Vesa Pursiainen suggerisce che le regole introdotte per rafforzare la liquidità delle grandi banche abbiano contribuito ad aprire spazio a questi finanziatori. Il Working Paper BIS n. 1388, Bank liquidity regulation and the growth of private credit, pubblicato il 20 ottobre 2026, studia il fenomeno negli Stati Uniti.

Che cosa significa private credit

Il private credit è credito concesso alle imprese da soggetti non bancari, come fondi specializzati. Il termine non indica i prestiti personali destinati alle famiglie: qui si finanziano attività aziendali.

Come spiega una nota della Federal Reserve sulle caratteristiche del settore, nel direct lending, una delle forme principali, impresa e finanziatore negoziano direttamente le condizioni. Il prestito viene generalmente mantenuto fino alla scadenza o al rifinanziamento, anziché essere scambiato su un mercato attivo.

I fondi raccolgono risorse da investitori, fra cui fondi pensione e assicurazioni. Una banca, invece, può finanziare i propri impieghi anche attraverso depositi che i clienti possono ritirare rapidamente.

Nell’esempio dei macchinari, l’impresa riceverebbe il denaro dal fondo e dovrebbe restituirlo con gli interessi. Cambia il finanziatore, insieme alle condizioni contrattuali e al modo in cui viene raccolto il denaro necessario al prestito.

Perché alle banche è stata chiesta più liquidità

Durante la crisi del 2008–2009, il blocco dei mercati di finanziamento mise in difficoltà anche banche che disponevano di patrimonio. Avere attività di valore non garantisce di poterle trasformare in denaro abbastanza velocemente per pagare chi lo richiede.

Il Liquidity Coverage Ratio, previsto dalle riforme di Basilea III, affronta questo problema: richiede una riserva di attività liquide di alta qualità sufficiente a coprire i deflussi netti stimati in trenta giorni di stress.

Il requisito può influenzare la composizione del bilancio. Un prestito pluriennale a un’impresa è più difficile da trasformare rapidamente in denaro rispetto alle riserve presso la banca centrale. Per rafforzare la propria posizione di liquidità, una banca può quindi modificare le scelte di finanziamento e contenere alcuni prestiti.

Negli Stati Uniti, la norma fu finalizzata nel 2014 e applicata gradualmente. La ricerca usa come spartiacque il 2013, anno della revisione internazionale del LCR, verificando i risultati anche con date alternative.

Il confronto fra territori americani

Gli autori collegano dati PitchBook sui prestiti di private credit a informazioni sui bilanci bancari e sui depositi delle filiali. L’analisi copre il 2010–2019 e confronta le contee, le suddivisioni territoriali statunitensi.

L’esposizione iniziale viene misurata attraverso la quota di depositi detenuta nel 2012 dalle banche successivamente soggette al requisito. Conta anche quanto quelle banche fossero lontane dal livello di liquidità richiesto.

Il paper integrale mostra che il private credit cresce di più nei territori maggiormente esposti. Le verifiche tengono conto delle caratteristiche economiche locali ed esaminano se, prima della riforma, gli andamenti fossero comparabili.

È un confronto econometrico, non un esperimento casuale. L’interpretazione dipende anche dall’ipotesi che, senza la riforma, i territori avrebbero seguito dinamiche simili. Le stime riguardano quel mercato e quel periodo; non possono essere trasferite automaticamente all’Italia.

Che cosa significa il risultato del 50%

Nella sintesi degli autori, un’esposizione iniziale alle banche soggette al LCR maggiore di una deviazione standard è associata, dopo la riforma, a volumi di private credit quasi il 50% più elevati.

La deviazione standard misura la variabilità dell’esposizione fra territori. Il risultato descrive dunque una differenza stimata nell’espansione del credito fra contee con diversa presenza bancaria iniziale, tenendo conto degli altri fattori inclusi nel modello.

Non significa che la regolamentazione abbia fatto crescere del 50% l’intero private credit statunitense. Gli autori lo interpretano come un indizio che i fondi abbiano compensato almeno una parte del credito ridotto dalle banche.

Come cambiano i rischi quando presta un fondo

Per una banca, finanziare prestiti lunghi con denaro ritirabile rapidamente crea un rischio di liquidità: i rimborsi dei debitori potrebbero arrivare troppo tardi rispetto alle richieste dei depositanti.

Un fondo tradizionale può avere più tempo. Se gli investitori si impegnano a lasciare il capitale per diversi anni, il gestore può concedere prestiti con scadenze lunghe senza dover garantire la stessa disponibilità immediata di un conto corrente.

Rimane però il rischio di credito, cioè la possibilità che l’impresa non restituisca il prestito. Anche i fondi possono indebitarsi; alcuni offrono rimborsi periodici agli investitori pur detenendo attività difficili da vendere.

La Federal Reserve distingue questi veicoli “semiliquidi” dai fondi tradizionali. Le linee di credito bancarie possono inoltre collegare le esigenze di liquidità dei fondi ai bilanci delle banche.

Il working paper lascia fuori dall’analisi il saldo complessivo per la stabilità finanziaria. Spostare un prestito verso un altro intermediario cambia il modo in cui viene finanziato e chi ne sopporta i rischi; non consente, da solo, di stabilire se il sistema sia diventato più sicuro o più fragile.

Le regole bancarie non spiegano tutta la crescita

Il periodo analizzato termina prima della pandemia. Per gli anni successivi, un’altra ricerca BIS, Financing the digital economy: the role of private credit, pubblicata il 14 settembre 2026, mette in evidenza la domanda di finanziamenti delle imprese tecnologiche.

Dopo il 2020, software, servizi digitali e altre attività tecnologiche hanno richiesto più credito. I fondi capaci di valutare ricavi ricorrenti e attività immateriali hanno trovato spazio per soddisfare quella domanda.

I due studi osservano fasi diverse. La regolamentazione può aver contribuito alla crescita iniziale; le esigenze delle imprese aiutano a spiegare l’espansione successiva.

Per valutare una regola bancaria, quindi, serve seguire anche i finanziamenti che passano ad altri operatori. Per le imprese può aprirsi un’alternativa; per chi vigila diventa essenziale capire con quali risorse venga alimentata e come possa reagire a una crisi.

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Lorenzo Baldassarre

Sono un copywriter che collabora con diverse agenzie e siti web, principalmente su tematiche economiche-finanziarie, ma non solo. Easyfinanza.it è un mio progetto, che ho interamente sviluppato su tutti i suoi aspetti: contenuti, immagini, struttura del sito e piano editoriale basato sulla SEO.

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