Investimenti esteri: più capitali, meno nuovi progetti annunciati
Gli investimenti esteri aumentano, ma le imprese annunciano meno nuovi progetti. Nel primo semestre 2026 i flussi globali di investimenti diretti esteri hanno raggiunto 1.198 miliardi di dollari, il 28% in più rispetto al secondo semestre 2025. Nello stesso confronto, il capitale annunciato per nuovi progetti greenfield è cresciuto del 3%, mentre il numero delle iniziative annunciate è diminuito del 10%.
Il contrasto emerge da FDI in Figures, October 2026 dell’OCSE, pubblicato il 30 ottobre su dati preliminari aggiornati al 12 ottobre 2026. Il denaro può finanziare società già esistenti anche quando diminuiscono i piani per nuovi impianti. Per capire quanto si stia ampliando l’attività produttiva, quindi, il solo totale dei flussi non basta.
Negli investimenti diretti c’è più di un nuovo impianto
Comprare un’azienda all’estero e costruire un nuovo stabilimento possono entrambi generare investimenti diretti esteri. Nel primo caso cambia la proprietà di un’attività già operativa; nel secondo si aggiunge una struttura produttiva. Il passaggio di proprietà, da solo, non implica un aumento della capacità di produzione.
L’elemento che accomuna queste operazioni è il legame duraturo fra l’investitore e l’impresa estera. Per individuare un investimento diretto (IDE oppure FDI in inglese) le definizioni statistiche dell’OCSE utilizzano la soglia di almeno il 10% dei diritti di voto. È considerata sufficiente a indicare un’influenza significativa sulla gestione: non occorre acquisire il controllo dell’azienda. Questa relazione distingue gli IDE dagli investimenti di portafoglio.
Una volta stabilito quel rapporto, nei flussi rientrano apporti al capitale, utili reinvestiti e prestiti fra società collegate dello stesso gruppo multinazionale. Gli utili lasciati nell’impresa estera vengono contabilizzati come reinvestimento anche senza un nuovo trasferimento di denaro dalla capogruppo.
Le statistiche possono così risentire anche delle riorganizzazioni societarie. Il rapporto segnala, per esempio, una grande ristrutturazione nella Repubblica Ceca fra i fattori che hanno sostenuto i flussi verso l’Unione europea.
Per calcolare il totale mondiale, l’OCSE utilizza la media dei flussi globali in entrata e in uscita, che nelle rilevazioni presentano discrepanze statistiche, come precisa la nota metodologica del rapporto.
Gli annunci e le acquisizioni misurano passaggi diversi
Per seguire i piani delle imprese per nuove attività, l’OCSE affianca alle statistiche finanziarie gli annunci greenfield, raccolti dalla banca dati FT fDi Markets. Il loro valore indica una spesa prevista, che può svilupparsi su più anni.
Un annuncio non certifica l’avvio dei lavori né l’erogazione dell’intero capitale indicato. Il suo valore non va quindi sommato ai flussi IDE registrati nel semestre o interpretato come una loro componente misurata con gli stessi criteri.
Il rapporto esamina separatamente anche fusioni e acquisizioni internazionali, utilizzando la banca dati LSEG. In questo caso considera operazioni concluse: cambiamenti societari già avvenuti, anziché piani per nuovi insediamenti. Anche in questo mercato rileva meno accordi e un valore medio più elevato.
Sono passaggi diversi delle scelte delle multinazionali, che possono acquistare attività esistenti, finanziare società già partecipate oppure progettare nuovi impianti. Per ricostruirli occorrono informazioni che il solo andamento dei flussi finanziari non offre.
Pochi grandi progetti sostengono il capitale annunciato
La riduzione del numero degli annunci greenfield prosegue una tendenza osservata dal primo semestre 2024. Il lieve aumento del capitale previsto va quindi letto insieme al restringimento del numero delle iniziative.
Quando la spesa complessiva sale e i progetti diminuiscono, cresce il loro valore medio. Un miglioramento del totale può dipendere da pochi piani molto grandi, mentre il numero delle iniziative continua a scendere.
L’OCSE attribuisce il recupero del capitale annunciato alle economie avanzate, soprattutto ad alcune grandi iniziative infrastrutturali. Nel settore delle infrastrutture, il confronto fra il primo semestre 2026 e il secondo semestre 2025 è particolarmente netto: il numero dei progetti annunciati è diminuito del 18%, mentre il capitale previsto è aumentato del 36%.
L’AI pesa, insieme all’energia e all’industria
Gli esempi riportati a pagina 6 del rapporto completo rendono concreta questa concentrazione. In Francia, tre progetti infrastrutturali a sostegno di attività legate all’intelligenza artificiale valgono complessivamente circa 49 miliardi di dollari.
A Singapore è stato annunciato un impianto da 24 miliardi per la produzione avanzata di wafer, le basi sulle quali si realizzano i chip. L’OCSE collega il progetto alla crescente domanda legata all’AI: l’espansione della tecnologia coinvolge dunque anche la produzione dei componenti necessari a utilizzarla.
Il rapporto cita inoltre un progetto infrastrutturale statunitense da 33 miliardi, comprendente un impianto per l’esportazione di petrolio, uno stabilimento per diamanti industriali e una centrale a gas naturale.
Sono tutti valori annunciati, non spese già sostenute. E mostrano il peso di iniziative appartenenti a filiere differenti. L’AI è un fattore riconoscibile in alcune grandi operazioni; questi esempi non permettono di attribuirle l’intera crescita degli investimenti internazionali.
Quasi metà del capitale annunciato in cinque economie
Nel primo semestre 2026 Stati Uniti, Francia, India, Regno Unito e Singapore hanno raccolto il 48% del capitale annunciato per progetti greenfield nel mondo. La quota riguarda questo indicatore, non il totale dei flussi IDE.
Pochi annunci molto costosi possono incidere fortemente sul peso di una destinazione nel semestre, senza dimostrare che tutte le altre siano diventate meno attrattive.
Il rapporto segnala invece un indebolimento degli annunci nelle economie emergenti e in via di sviluppo. Il capitale previsto diminuisce in tutti i settori tranne l’estrazione. La presenza dell’India fra le cinque destinazioni citate ricorda però che anche questo insieme comprende situazioni differenti.
Il confronto fra economie avanzate ed emergenti segue la classificazione del FMI.
Dal capitale agli effetti sul territorio
Per valutare l’espansione delle multinazionali serve seguire sia le operazioni finanziarie sia le scelte industriali. Il capitale può sostenere una società già presente, acquistare un concorrente o finanziare un nuovo impianto: il suo ammontare, da solo, lascia aperta questa distinzione.
Anche il numero dei progetti offre un’informazione parziale. Una grande iniziativa può avere effetti economici rilevanti, ma dal suo costo non si ricavano automaticamente posti di lavoro, produttività o benefici per le imprese locali.
Il passaggio successivo sarà verificare quali annunci diventeranno cantieri e attività operative, con quali tempi e dimensioni. Per giudicare gli effetti sul territorio serviranno anche dati sulle imprese coinvolte, sull’occupazione creata e sulla capacità produttiva entrata in funzione. Sono riscontri che il solo aumento dei flussi finanziari non può offrire.