Il solare può portare elettricità dove manca la rete. Ma chi può permetterselo?
Per accendere tre lampade e ricaricare un telefono non serve sempre attendere l’arrivo della rete elettrica. Un piccolo pannello con una batteria può bastare, ma per una famiglia che vive lontano dai collegamenti, il problema può essere proprio trovare il denaro per acquistarlo.
È il nodo economico dell’Off-Grid Solar Market Trends Report 2026, pubblicato il 27 ottobre 2026 da ESMAP, programma della Banca Mondiale, e GOGLA, associazione internazionale delle imprese del settore, con le analisi di Dalberg. La soluzione meno costosa per portare elettricità in una comunità può comunque restare fuori portata per chi ci abita, anche pagando a rate.
Che cosa può fare il solare fuori rete?
Gli impianti solari fuori rete, o off-grid, producono elettricità senza dipendere dal collegamento alla rete nazionale. I sistemi domestici combinano un pannello, una batteria e apparecchi compatibili. Quelli più semplici alimentano alcune luci e ricaricano un telefono; per un frigorifero o una pompa d’irrigazione occorrono dotazioni diverse.
Il rapporto stima che nel 2025 i prodotti del mercato definito affiliate servissero circa 149 milioni di persone, il 26% in più rispetto al 2023. Il perimetro comprende le aziende che comunicano le vendite a GOGLA, fra cui i suoi membri e imprese collegate a programmi o standard di qualità. Restano esclusi gli operatori che non partecipano alla rilevazione.
La popolazione raggiunta è calcolata usando le vendite e una durata presunta dei prodotti. Non si tratta di un conteggio individuale degli utilizzatori né una misura dell’intero mercato mondiale. Comprende, inoltre, livelli di servizio differenti, dalle lanterne ai sistemi domestici.
La convenienza di un impianto e il bilancio di una famiglia
Estendere una rete fino a insediamenti remoti può costare molto. Infatti, quando le abitazioni sono distanti e i consumi contenuti, un sistema autonomo può offrire un accesso di base all’elettricità con una spesa inferiore.
Secondo la stima ripresa nel rapporto integrale, il solare fuori rete sarebbe la soluzione meno costosa per circa 398 milioni di persone da raggiungere entro il 2030. Il calcolo deriva dalla Global Electrification Platform della Banca Mondiale, che confronta l’estensione della rete, le piccole reti locali e i sistemi autonomi sulla base dei costi e dei fabbisogni stimati.
È uno scenario di pianificazione, non una previsione delle vendite. Individuare l’opzione meno onerosa per elettrificare un territorio non dice ancora se una famiglia abbia abbastanza denaro per comprarla.
Le rate riducono l’anticipo, ma vanno comunque pagate
Per rendere gli impianti più accessibili, molti fornitori permettono di pagarli a rate attraverso il sistema pay-as-you-go (PAYG). In pratica, versi un anticipo, inizi subito a usare l’impianto e paghi il resto nel tempo, spesso tramite il telefono. Nei contratti che prevedono l’acquisto, una volta completati i pagamenti, l’impianto diventa di tua proprietà.
Il fornitore può però controllare il sistema a distanza e sospenderne il funzionamento se smetti di pagare. Avere subito la luce in casa, quindi, non basta. Bisogna anche riuscire a sostenere le rate nel tempo.
Ma quante famiglie possono permetterselo? Per rispondere, gli autori dello studio prendono come esempio un piccolo impianto con tre luci e una presa per ricaricare il telefono. Il prezzo complessivo è di 90 dollari, con un anticipo del 5%, pari a 4,50 dollari, e il resto da pagare in dodici mesi, con rate di circa 7,10 dollari.
Si tratta di un prezzo di riferimento basato su mercati già sviluppati, dove sono previste alcune esenzioni fiscali, e non di un’offerta disponibile in tutti i Paesi.
Secondo questi calcoli, il 33% delle famiglie senza elettricità nel mondo potrebbe pagare la rata destinandovi non più del 5% della propria spesa mensile. Un altro 32% dovrebbe invece dedicare tra il 5% e il 10% delle spese familiari, una quota che lo studio considera più difficile da sostenere.
Sono comunque stime basate sulla spesa media di diversi gruppi di famiglie. Non significa che tutte quelle considerate in grado di pagare riescano davvero a farlo ogni mese. Basta un periodo con meno entrate per avere difficoltà anche con una rata normalmente sostenibile. Nei mercati dove gli impianti costano di più o il settore è meno sviluppato, inoltre, le famiglie che non possono permetterseli potrebbero essere ancora più numerose.
Anche chi vende gli impianti ha bisogno di credito
Permettere ai clienti di pagare a rate crea però un’altra difficoltà. Le aziende devono acquistare gli impianti e consegnarli prima di aver ricevuto l’intero pagamento. Hanno quindi bisogno di soldi per continuare a lavorare mentre aspettano di incassare le rate.
Tra il 2024 e il 2025, circa il 70% dei finanziamenti alle aziende registrati da GOGLA è andato a soli tre operatori. Il conteggio comprende prestiti, investimenti nel capitale, contributi e altre forme di finanziamento alle imprese del settore. I pagamenti legati al raggiungimento di risultati verificati sono conteggiati a parte. Non si parla quindi dei prestiti alle famiglie né di tutti gli investimenti nel settore energetico.
Le aziende più grandi possono ottenere finanziamenti usando come garanzia i soldi che prevedono di incassare dalle rate future. Per farlo, però, servono molti clienti, informazioni affidabili sui pagamenti e strumenti per gestirli. Per le imprese più piccole, tutto questo può essere troppo costoso.
A rendere più difficile l’accesso ai finanziamenti ci sono anche i dubbi di chi investe sulla capacità delle aziende di guadagnare e dei clienti di pagare regolarmente.
Il rischio è che le aziende più piccole e locali facciano più fatica a crescere, mentre gran parte dei finanziamenti continua ad andare ai grandi operatori. Questo dato, però, non basta per dire che la situazione faccia aumentare i prezzi pagati dalle famiglie.
In Malawi, il problema passa anche dal cambio
Un’altra difficoltà riguarda le valute. Un’azienda può ricevere i pagamenti dei clienti nella moneta locale, ma dover comprare gli impianti o restituire i prestiti in dollari. Se la valuta locale perde valore, servono più soldi per coprire gli stessi debiti.
Un esempio arriva dal Malawi, dove opera l’azienda Yellow Malawi. Nel 2024, Acumen ha organizzato un finanziamento da 2 milioni di dollari, diviso in due parti.
Il primo milione viene prestato in dollari, ma può essere restituito nella valuta locale, il kwacha malawiano. Il secondo milione, invece, deve essere restituito in dollari. Un contributo economico aiuta inoltre a coprire i costi della protezione contro le variazioni del cambio.
In questo modo, l’azienda riduce il rischio legato alle oscillazioni della valuta su una parte del prestito. Il rischio non scompare del tutto, ma viene gestito attraverso le condizioni del finanziamento e il sostegno economico previsto.
Chi resta fuori anche con i pagamenti a rate
Per le famiglie con meno risorse, pagare un impianto a rate potrebbe comunque non bastare. Per questo gli autori dello studio propongono aiuti economici mirati e finanziamenti che permettano alle aziende di raggiungere anche i clienti che possono spendere meno. Il risultato dipende però da come questi interventi vengono organizzati e realizzati.
C’è poi il problema della manutenzione. Non basta riuscire a comprare un impianto se, dopo qualche tempo, non ci si può permettere di sostituire una batteria o pagare una riparazione. Anche in questi casi, una famiglia rischia di ritrovarsi senza elettricità.
Le rate aiutano chi non ha abbastanza risparmi per pagare tutto subito, ma non risolvono il problema di chi non riesce a sostenere nemmeno una piccola spesa mensile. Per queste famiglie servono prezzi più bassi o aiuti che coprano parte del costo.
Un impianto può essere conveniente nel lungo periodo, ma questo non significa che tutte le famiglie possano permetterselo. Per portare l’elettricità anche a chi ha meno risorse, quindi, la possibilità di pagare a rate potrebbe dover essere accompagnata da altre forme di sostegno.