Bolla dei tulipani: storia di una follia

La bolla dei tulipani è stato il primo crack finanziario dovuto alla speculazione su un bene. Definita anche tulipomania, in inglese è chiamata tulip mania.

Dopo la crisi dei mutui sub prime che scatenò la crisi economica del 2008, le cronache finanziarie sono tornate a parlare di bolla in merito al Bitcoin, dato che il suo valore ha raggiunto picchi altissimi per poi ripiombare ai livelli di pochi mesi prima.

Molti hanno paragonato la criptomania alla bolla dei tulipani, scoppiata nel 1637 nei Paesi Bassi. Che cosa successe realmente?

Bolla dei tulipani: tutti pazzi per quei bulbi

La storia della bolla dei tulipani parla di una vera e propria follia che ha causato danni finanziari irrecuperabili per molti mercanti o borghesi che hanno cercato di arricchirsi grazie alla speculazione sul prezzo dei bulbi.

Da circa il 1550 i bulbi dei tulipani venivano venduti in tutta Europa e in Asia Minore.

L’Olanda divenne il Paese leader nella produzione e nell’esportazione del bulbo sfruttando la sua posizione di rilievo nel commercio globale.

La domanda era talmente alta che i commercianti iniziarono a pagare in anticipo una quota ai contadini i diritti sui bulbi non ancora sbocciati o addirittura non ancora piantati. Sostanzialmente firmavano dei contratti futures promettendo di pagare l’intera quota nel momento in cui avrebbero ricevuto il bulbo.

Il prezzo continuava a crescere e i bulbi più rari iniziavano ad essere considerati addirittura dei beni su cui poter investire. La maggior parte dei compratori, però, era mossa da fini speculativi. Infatti il mercato dei tulipani era decisamente rialzista.

I bulbi potevano essere scambiati nella borsa valori di Amsterdam o in alcune aste cittadine, ma nacque anche un mercato over the counter, ovvero non regolamentato, che si svolgeva nelle taverne olandesi e che attraeva un numero sempre maggiore di persone interessate.

Per capire meglio le cifre della bolla dei tulipani basti pensare che nel 1623 un singolo bulbo poteva valere 1.000 fiorini olandesi, nel 1635 arrivò persino a 2.500 fiorini, mentre ad Haarlem venne venduto un bulbo per la cifra folle di 6.000 fiorini.

Il reddito medio annuo di un cittadino olandese era all’epoca di 150 fiorini.

Bolla tulipani: dall’asta di Alkmaar a quella di Haarlem

A cavallo fra il 1636 e il 1637 si assiste all’ultima impennata verso l’alto del prezzo dei bulbi. La bolla dei tulipani era prossima a scoppiare, numerosi investitori decisero di vendere immobili e le proprie fortune pur di poter comprare quei bulbi.

Il 5 febbraio 1637 ci fu un’asta nella città di Alkmaar e vennero venduti bulbi per un totale di 90.000 fiorini. Fu l’ultima asta dove vennero venduti questi fiori a un prezzo record.

Il giorno dopo ne venne organizzata un’altra ad Haarlem, ma andò deserta, probabilmente a causa della peste che attanagliava la città. Fu l’inizio del panico e chi aveva i tulipani si affrettò a venderli, ma a quel punto mancavano i compratori e il prezzo crollò.

La fine della bolla dei tulipani olandesi

Vani espedienti furono tentati dalla lobby dei fioristi, che risultò la più colpita dalla bolla dei tulipani. Si diffuse però la concezione che i prezzi dei bulbi non potessero far altro che scendere, dunque nulla placò la richiesta di vendite.

Chi aveva sottoscritto un contratto future si ritrovò a dover pagare i bulbi ad un prezzo decisamente superiore a quello di mercato e molti commercianti decretarono il proprio fallimento.

In questa fase gli unici ad ottenere dei guadagni furono i contadini che avevano firmato i contratti futures prima dello scoppio della bolla dei tulipani.

Per sostenere i mercanti le Provincie Unite Olandesi diedero la possibilità di modificare il contratto future in opzione dietro pagamento di penale del 3,5% del prezzo concordato al momento della sottoscrizione.

Gli accordi presi nel mercato non regolamentato potevano non essere onorati senza alcuna conseguenza legale. Infatti la giustizia non avrebbe potuto richiedere l’esecuzione forzata.