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In Italia il reddito medio cresce, ma più persone faticano ad arrivare a fine mese

Nel 2025 il reddito disponibile medio in Italia è arrivato a 23.780 € per abitante. Eppure, nello stesso anno è aumentata anche la quota di persone che vivono in famiglie con grandi difficoltà ad arrivare a fine mese. La quota è passata dal 5,8% al 7,5%.

A mostrare questa situazione è il Rapporto BES 2026, pubblicato dall’Istat il 26 ottobre, che analizza diversi aspetti del benessere economico e sociale degli italiani.

I dati raccontano due realtà che possono convivere. Da una parte, nel complesso, le risorse economiche sono aumentate. Dall’altra, per molte famiglie continua a essere difficile coprire tutte le spese. Per capire perché, bisogna guardare non solo a quanto crescono i redditi, ma anche a come sono distribuiti e al costo della vita.

Il potere d’acquisto torna a crescere

Nel 2025 il reddito disponibile lordo per abitante è aumentato del 2,4% rispetto all’anno precedente, dopo una crescita del 3% nel 2024.

Queste percentuali, però, non tengono conto dell’aumento dei prezzi. Per capire se le famiglie possono davvero acquistare più beni e servizi rispetto al passato, bisogna considerare anche l’inflazione.

Secondo l’Istat, nel biennio 2024-2025 il reddito disponibile è cresciuto del 2,2% al netto dell’aumento dei prezzi. Significa che, in media, è migliorato anche il potere d’acquisto.

Ma cosa rappresentano esattamente i 23.780 € di reddito medio?

L’Istat ottiene questa cifra dividendo il reddito complessivo delle famiglie per il numero dei residenti, compresi bambini e persone che non lavorano. Non significa, quindi, che ogni italiano abbia effettivamente a disposizione quella somma.

Il reddito medio può aumentare anche quando una parte delle famiglie guadagna quanto prima o addirittura meno.

Lo stesso vale per il potere d’acquisto. L’inflazione viene calcolata considerando l’andamento medio dei prezzi, ma ogni famiglia ha abitudini e necessità diverse. Chi spende gran parte del reddito per affitto, bollette e alimentari, per esempio, può avere meno margine rispetto a chi sostiene costi più bassi, anche con entrate simili.

Sempre più persone faticano a far quadrare i conti

Per capire come vivono le famiglie, l’Istat non guarda soltanto ai redditi. Attraverso l’indagine europea EU-SILC chiede anche quanto sia difficile arrivare alla fine del mese con i soldi disponibili.

Nel 2025, il 7,5% delle persone viveva in famiglie che dichiaravano grandi difficoltà economiche, contro il 5,8% dell’anno precedente.

La percentuale riguarda le persone, non il numero delle famiglie. Se un nucleo dichiara di arrivare a fine mese con grande difficoltà, vengono conteggiati tutti i suoi componenti.

L’aumento di 1,7 punti percentuali tra il 2024 e il 2025 è considerato statisticamente significativo dall’Istat. Nel confronto con il 2014, però, la situazione resta migliore. Allora la quota di persone in questa condizione era del 17,9%, più del doppio rispetto al 2025.

C’è poi un elemento da considerare. Quando una famiglia valuta la propria situazione economica, non pensa soltanto ai soldi che entrano e che escono.

Possono pesare anche la preoccupazione per il futuro, la sensazione che tutto costi di più o il confronto con il proprio tenore di vita degli anni precedenti. Anche vedere come vivono altre persone può influenzare il giudizio.

L’Istat richiama questi fattori per spiegare come vengono percepite le difficoltà economiche, ma non stabilisce quanto ciascuno abbia contribuito all’aumento registrato nel 2025.

Al Sud le difficoltà sono maggiori, ma il Centro peggiora di più

Le difficoltà economiche non sono distribuite allo stesso modo in tutta Italia.

Nel Mezzogiorno, il 12,3% delle persone vive in famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà. È una percentuale molto più alta della media nazionale.

Al Nord la quota scende al 5,2%, mentre il Centro registra il valore più basso, pari al 4,7%.

Proprio il Centro, però, ha visto il peggioramento più forte nell’ultimo anno. La percentuale è passata dall’1,9% del 2024 al 4,7% del 2025, un aumento di 2,8 punti.

Anche al Nord e nel Mezzogiorno le difficoltà sono aumentate, ma in misura più contenuta. Secondo l’Istat, il peggioramento registrato nel Centro ha avuto un ruolo importante nell’aumento del dato nazionale.

Questo non cambia il fatto che il Mezzogiorno resti l’area con la percentuale più alta di persone in difficoltà.

Le differenze emergono anche tra le fasce d’età.

La quota di chi vive in famiglie con grandi difficoltà economiche supera il 9% tra i minori e tra i giovani dai 18 ai 24 anni. Scende invece al 5,8% tra le persone dai 65 ai 74 anni.

Per i bambini e i ragazzi, naturalmente, il dato dipende dalla situazione economica della famiglia in cui vivono.

Meno famiglie pensano che la propria situazione sia peggiorata

Un altro dato del rapporto sembra raccontare una situazione diversa.

Nel 2025, il 26,2% delle famiglie italiane ha dichiarato che la propria condizione economica era peggiorata o molto peggiorata rispetto all’anno precedente.

La percentuale è in calo rispetto al 29,5% del 2024 e al 33,9% del 2023. Il miglioramento riguarda tutte le aree del Paese, soprattutto il Mezzogiorno.

Come si spiega questa differenza rispetto all’aumento delle persone che faticano ad arrivare a fine mese?

Le due indagini fanno domande diverse.

Quando l’Istat chiede se la situazione economica è migliorata o peggiorata, invita le famiglie a confrontarla con quella dell’anno precedente. Una famiglia può quindi stare meglio rispetto al passato, ma continuare ad avere difficoltà a pagare tutte le spese.

L’indagine EU-SILC, invece, chiede se le risorse disponibili sono sufficienti per arrivare alla fine del mese.

Non c’è quindi una vera contraddizione. Una situazione economica può migliorare senza diventare necessariamente facile da gestire.

Le due rilevazioni, inoltre, non permettono di sapere come ogni singola famiglia abbia risposto a entrambe le domande.

Cosa dicono i dati sulla povertà

Per avere un quadro più completo bisogna considerare anche gli indicatori sulla povertà, che misurano aspetti diversi rispetto alle difficoltà dichiarate dalle famiglie.

Nel 2025, il 18,6% della popolazione risultava a rischio di povertà, una percentuale sostanzialmente stabile.

Questo indicatore considera i redditi percepiti nel 2024 e li confronta con quelli del resto della popolazione. Si trova a rischio di povertà chi vive in una famiglia con un reddito netto equivalente inferiore al 60% del reddito mediano. Il calcolo tiene conto del numero e delle caratteristiche dei componenti del nucleo.

In pratica, non si utilizza una cifra uguale per tutti, ma una soglia che dipende dai redditi della popolazione e dalla composizione della famiglia. I dati sono riportati nell’indagine Istat sulle condizioni di vita e il reddito delle famiglie.

La povertà assoluta, invece, viene calcolata in modo diverso. Si considera quanto una famiglia spende per vivere e si confronta questa somma con il costo dei beni e dei servizi considerati essenziali per le sue caratteristiche.

Nel 2025 questa condizione riguardava il 9,3% dei residenti, oltre 5,4 milioni di persone, una quota rimasta sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, secondo i dati Istat sulla povertà in Italia.

Questi numeri aiutano a capire quante persone vivono sotto determinate soglie di reddito o di spesa. Le risposte sulle difficoltà ad arrivare a fine mese mostrano invece come le famiglie valutano la propria situazione economica.

Per capire se la crescita dei redditi stia davvero migliorando la vita delle famiglie più fragili, servirebbe osservare nel tempo come cambiano le entrate e le spese degli stessi nuclei.

Il reddito medio può crescere, ma questo non significa che tutte le famiglie abbiano più soldi a disposizione. È proprio la differenza che emerge dai dati Istat del 2025.

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Lorenzo Baldassarre

Sono un copywriter che collabora con diverse agenzie e siti web, principalmente su tematiche economiche-finanziarie, ma non solo. Easyfinanza.it è un mio progetto, che ho interamente sviluppato su tutti i suoi aspetti: contenuti, immagini, struttura del sito e piano editoriale basato sulla SEO.

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