Partita IVA e freelance

Ritenuta d’acconto: cos’è, quando si applica e come si calcola

La ritenuta d’acconto è una trattenuta che il cliente (in alcuni casi) fa sul tuo compenso e versa allo Stato “in anticipo” per te. Non è una tassa in più, ma è un anticipo di imposta che poi ritrovi in dichiarazione.

Quando si parla di freelance e Partita IVA, il caso tipico è la ritenuta del 20% sui compensi di lavoro autonomo pagati a soggetti residenti. Lo indica l’Agenzia delle Entrate nelle schede sul versamento delle ritenute su redditi di lavoro autonomo.

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A cosa serve la ritenuta d’acconto?

La ritenuta serve a far versare una parte dell’imposta “alla fonte”, cioè direttamente dal soggetto che paga il compenso (il committente) quando quel soggetto è un sostituto d’imposta.

La regola è nell’art. 25 del DPR 600/1973, che disciplina la ritenuta sui redditi di lavoro autonomo.

Quanto è la ritenuta e su cosa si calcola?

Per i redditi di lavoro autonomo pagati a soggetti residenti, la ritenuta è pari al 20%, come indicato dall’Agenzia delle Entrate.

Nella pratica, quando si applica, il cliente trattiene il 20% del compenso (in base a quanto previsto per il tuo caso) e ti paga il resto. La trattenuta non la versi tu, ma la versa il committente.

Chi trattiene e chi versa davvero la ritenuta d’acconto?

La trattenuta non la versi tu, ma la versa il committente.

L’Agenzia delle Entrate indica che le ritenute vanno versate dal sostituto d’imposta entro il 16 del mese successivo a quello del pagamento, usando il modello F24.

Per il versamento delle ritenute su redditi di lavoro autonomo, nello scadenzario dell’Agenzia delle Entrate compare il codice tributo 1040.

Esempio semplice di calcolo

Facciamo un esempio per capire bene come funziona il calcolo della ritenuta d’acconto.

Ipotizziamo un compenso lordo di 1.000 € soggetto a ritenuta.

La ritenuta del 20% è 200 €. Tu incassi 800 € netti. I 200 € vengono versati dal committente come tuo acconto d’imposta.

In dichiarazione dei redditi, quei 200 € risultano come ritenute subite e “scalano” dalle imposte finali, se correttamente certificate dal committente.

Quando la ritenuta non si applica: il caso del regime forfettario

Se sei in regime forfettario, i compensi relativi al reddito soggetto a forfettario non sono assoggettati a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta. È previsto dalla Legge 190/2014 (commi 54-89) e viene richiamato anche nelle pagine dell’Agenzia delle Entrate dedicate al forfettario.

Nella pratica, per far sì che il cliente non applichi la ritenuta, il professionista in regime forfettario deve rilasciare una dichiarazione o attestazione in cui risulta che quel reddito è soggetto a imposta sostitutiva.

Se un cliente ti trattiene comunque la ritenuta pur essendo forfettario, è un errore operativo che poi va gestito in modo corretto. In questi casi il commercialista ti può dare una grossa mano.

Prestazione occasionale e ritenuta: cosa cambia?

La ritenuta può comparire anche nelle prestazioni di lavoro autonomo occasionali, perché il meccanismo è legato al tipo di reddito e alla presenza del sostituto d’imposta che paga.

Sul lato contributi, INPS chiarisce che per i lavoratori autonomi occasionali esiste una franchigia di 5.000 € annui: entro tale soglia non c’è obbligo contributivo, oltre scatta l’obbligo contributivo sulla parte eccedente.

Questo tema crea spesso confusione perché si mescolano due piani diversi: la ritenuta è fiscale (da versare all’Agenzia delle Entrate), i contributi sono previdenziali (INPS). Se fai prestazioni occasionali con frequenza o importi non trascurabili, conviene farsi inquadrare bene.

CasoRitenuta d’accontoCosa incassiChi versa e quando
Professionista “ordinario” (lavoro autonomo con sostituto d’imposta)20%Netto = compenso – ritenutaVersa il committente entro il 16 del mese successivo via F24
Regime forfettarioNon si applica sui compensi del forfettarioIncassi il compenso pieno (salvo altre voci)Il cliente non versa ritenuta se hai rilasciato l’attestazione prevista
Lavoro autonomo occasionalePuò esserci se paga un sostituto d’impostaDipende da ritenuta e condizioniContributi INPS: franchigia 5.000€ annui, poi obbligo sulla parte eccedente

Dove si sbaglia più spesso

L’errore tipico è trattare la ritenuta come “una tassa extra” e poi perdere il filo tra netto incassato, importi fatturati e ritenute certificate. Un altro errore frequente riguarda il forfettario: se non comunichi correttamente al cliente che non deve applicare la ritenuta, ti ritrovi con trattenute non dovute. La parte operativa (dicitura, attestazione, controlli) è semplice, ma va fatta bene.

Per ridurre attriti, aiuta molto avere incassi e documenti ordinati, soprattutto quando devi recuperare ricevute e certificazioni dal cliente. Un modo per essere ordinati può essere quello di avere un conto per liberi professionisti o freelance.

Un esempio di conto per freelance è Finom, ovvero un conto business pensato per chi lavora in proprio e vuole gestire incassi e pagamenti in modo più ordinato.

La ritenuta d’acconto è sempre del 20%?

Per i redditi di lavoro autonomo corrisposti a soggetti residenti, l’Agenzia delle Entrate indica la ritenuta al 20% a titolo d’acconto.

Quando viene versata la ritenuta?

La versa il sostituto d’imposta (chi paga il compenso) entro il 16 del mese successivo a quello del pagamento, tramite F24.

Se sono in forfettario il cliente deve trattenermi la ritenuta?

No, per i compensi soggetti a regime forfettario la norma prevede che non siano assoggettati a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta; serve rilasciare l’attestazione prevista.

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Lorenzo Baldassarre

Sono un copywriter che collabora con diverse agenzie e siti web, principalmente su tematiche economiche-finanziarie, ma non solo. Easyfinanza.it è un mio progetto, che ho interamente sviluppato su tutti i suoi aspetti: contenuti, immagini, struttura del sito e piano editoriale basato sulla SEO.

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