Inflazione nella Repubblica di Weimar

L’inflazione nella Repubblica di Weimar fu un evento che colpì la Germania nei primi anni ’20 del Novecento, subito dopo la fine della Grande Guerra. In realtà già durante la prima guerra mondiale la Germania, così come le altre potenze, stampò banconote a dismisura per pagare le spese belliche.

Dal 1914 quasi tutte le nazioni coinvolte (ad eccezione degli Stati Uniti d’America) abbandonarono il Gold Standard, un sistema economico basato sulla convertibilità della cartamoneta in oro, proprio per poter stampare un numero illimitato di banconote e dare a quest’ultime un corso forzoso. Con la fine della correlazione fra marco tedesco e oro, la valuta tedesca assunse il nome di Papiermark.

L’idea era quella di vincere il conflitto e rimandare il danno economico al dopoguerra, anche grazie ai risarcimenti che sarebbero stati addebitati ai Paesi vinti. Come sappiamo qualcosa alla Germania andò storto e come vedremo fu l’inizio dell’inflazione nella Repubblica di Weimar, nata sulle ceneri del Secondo Reich.

Nasce la Repubblica di Weimar

Il 7 novembre 1918 la Germania firmò l’armistizio e lo stesso giorno il kaiser Guglielmo II abdicò. Dopo la rivoluzione di novembre si formò così la Repubblica di Weimar, chiamata così perché l’assemblea costituente si riunì proprio nella cittadina di Weimar nel 1919 e non a Berlino a causa degli scontri ancora in corso nella capitale.

La nuova democrazia liberale visse inizialmente momenti drammatici, dato che il Paese fu pesantemente ridimensionato dal Trattato di Versailles, ma soprattutto fu incolpato di aver scatenato la guerra mondiale. Se da una parte l’Austria-Ungheria cessò di esistere, la Germania fu lasciata in uno stato comatoso.

Le potenze vincitrici decisero di imporre alla Germania condizioni disastrose, le riparazioni di guerra dovevano infatti coprire le spese belliche sostenute dai vincitori, molti territori furono ceduti e l’esercito non poteva superare le 100.000 unità. Di fatto gli Alleati vollero certificare la resa perpetua della Germania e misero la nazione tedesca in grado di non nuocere più, almeno questa era l’intenzione, che come sappiamo non si verificò con l’ascesa di Hitler e la seconda guerra mondiale.

Il governo tedesco decise di stampare banconote in misura eccessiva proprio per pagare i debiti di guerra. Ciò portò a un’iperinflazione, conosciuta come l’inflazione nella Repubblica di Weimar, che arrivò a un punto critico nel 1923.

L’inflazione nella Repubblica di Weimar nel 1923

L’immissione di un gran numero di banconote nel mercato portò inevitabilmente alla svalutazione del Papiermark. I prezzi cominciarono ad aumentare a dismisura e persino gli operai venivano pagati quotidianamente, dal momento che ogni giorno il valore della valuta scendeva ed era necessario sbarazzarsi il prima possibile dei soldi.

Nel gennaio del 1923 un dollaro valeva 35.000 Papiermark e a luglio il valore era arrivato a 350.000 Papiermark, ma fu proprio dall’estate del 1923 che si registrò un’iperinflazione esagerata. Giorno e notte venivano stampate nuove banconote che valevano sempre meno. Oltre alla zecca anche stamperie private iniziarono a stampare il Papiermark che portò l’inflazione nella Repubblica di Weimar alle stelle.

Ad agosto il dollaro valeva più di 4 milioni di marchi tedeschi, a ottobre si raggiunse il miliardo di marchi, ma a fine mese arrivò a 25 miliardi di marchi. Nel dicembre del 1923 il Papiermark era praticamente carta straccia, dato che un dollaro valeva 4.200 miliardi di Papiermark.

Nel 1923 in Germania si arrivò a stampare anche banconote dal valore di cento milioni di miliardi di marchi.

La crisi finanziaria colpì soprattutto il ceto medio, che si vide spazzare via i propri risparmi. Comprare anche i beni di prima necessità diventò un problema e celebri sono le foto di cittadini che con una carriola piena di banconote si recavano ad acquistare il pane.

Il Piano Dawes e la normalizzazione

La situazione iniziò a normalizzarsi nel mese successivo, ossia nel gennaio 1924. Già nel novembre 1923 iniziò a circolare una nuova valuta, il Rentenmark, che non aveva valore legale e nacque per essere solo temporanea, infatti non fu più emessa a partire dal 1924.

Fu chiaro alle altre nazioni che la Germania in quelle condizioni non avrebbe mai potuto pagare i debiti di guerra, ma soprattutto c’erano i rischi di un contagio economico o di una nuova guerra civile in Germania. Alcuni moti fallirono, il più celebre di questi fu il Putsch di Monaco ad opera di Adolf Hitler.

Lo statunitense Charles Dawes mise a punto un piano per far riprendere la Germania dalla crisi. In primis le sanzioni sarebbero state sospese fino a che il Paese non si fosse ripreso, in secondo luogo era necessario finanziarlo per permettere la ripresa stessa.

Fu creata una nuova moneta, il Reichsmark, che subentrò sia allo svalutato Papiermark che al temporaneo Rentermark.

Il Piano Dawes fermò l’inflazione nella Repubblica di Weimar e in particolar modo portò numerosi capitali stranieri, soprattutto statunitensi, in Germania, la quale riuscì a riprendersi. Essa però si legò indissolubilmente ai finanziamenti americani. Infatti la Germania fu il Paese più colpito dalla Grande Depressione degli anni trenta in seguito alla crisi del ’29.