Economia di mercato: definizione e caratteristiche

L’economia di mercato è un sistema economico dove tutto è regolato dalla legge della domanda e dell’offerta, senza quindi interventi pianificatori dello Stato o di organizzazioni statali. Questo sistema economico è quindi inversa all’economia pianificata, dove lo Stato può manovrare direttamente i prezzi e più in generale amministrare l’attività economica.

Nelle economie di mercato i prezzi, gli investimenti, la produzione di beni e servizi sono quindi legati alla domanda e all’offerta. In questo sistema economico l’intervento dello Stato dovrebbe essere ridotto al minimo, così come dovrebbero essere limitatissime le misure di protezione economica, chiamate anche antidumping.

Per antidumping si intende l’azione da parte di uno Stato di frenare le conseguenze del cosiddetto dumping, ossia della vendita di beni e servizi a un prezzo più basso di quello usualmente di mercato al fine di conquistare il mercato stesso.

Sostanzialmente l’ideologia del liberalismo classico prevede che la mano dello Stato dovrebbe essere il più invisibile possibile. Il liberalismo classico è la forma più pura di economia di mercato e viene definito anche “Mini-archismo“.

L’economia di mercato è alternativa all’economia pianificata, adottata dai Paesi socialisti e comunisti, mentre il dirigismo economico si configura all’interno dell’economia di mercato. Ultimamente si parla sempre più spesso di green economy, tale concetto può rappresentare l’ottimizzazione dell’economia di mercato.

Compresa la definizione di economia di mercato, vediamo ora quali sono stati i primi teorici di questo sistema economico, che comunemente viene definito “capitalismo”.

L’economia di mercato di Smith e l’economia “mista” di Keynes

Il primo grande sostenitore dell’economia di mercato è stato sicuramente Adam Smith, che possiamo definire il promotore di questo sistema economico. Egli teorizzava infatti il libero scambio puro, che sarebbe stato capace di regolare il mercato grazie alla legge della domanda e dell’offerta, la cosiddetta mano invisibile.

La mano invisibile di Adam Smith è una metafora che è diventata poi nel tempo famosa. Secondo l’economista il libero scambio sarebbe stato in grado di trasformare in virtù i vizi di ciascun soggetto economico. Smith credeva che perseguendo il proprio interesse in realtà si giungerebbe a un benessere collettivo.

Se da una parte Adam Smith teorizzava un’economia di mercato pura, con il tempo il pensiero economico si è evoluto giungendo a un’economia mista in particolare grazie a John Maynard Keynes, che teorizzò quella che fu poi definita economia keynesiana.

Keynes sosteneva che nell’economia di mercato erano necessari interventi dello Stato volti a colmare gli squilibri in tema di occupazione e di distribuzione della ricchezza. L’economista britannico credeva che il capitalismo così com’era strutturato rischiava di distruggere se stesso. Era inoltre un oppositore del liberalismo classico, dato che era contrario all’idea che interesse privato e pubblico coincidessero sempre.

Secondo Keynes l’intervento dello Stato poteva essere ammissibile per aumentare la domanda di un bene nel momento in cui questo scarseggiasse.

L’economia di mercato oggi

L’ideologia del liberalismo classico di Smith ha incontrato forti resistenze non solo dagli oppositori dell’economia di mercato come i socialisti, ma anche da sostenitori dell’economia mista, come lo stesso Keynes.

L’economia di mercato pura così com’è stata teorizzata da Smith non è adottata da nessuno degli Stati occidentali, i quali hanno una forma di economia mista. Infatti i prezzi delle merci sono regolati sì dalla legge della domanda e dell’offerta, ma è ammissibile (sempre in maniera limitata, circoscritta e all’occorrenza) un intervento dello Stato per garantire la giustizia sociale.

Lo Stato non altera il mercato e non incide sui prezzi, i quali sono sempre legati dalla legge della domanda e dell’offerta, ma interviene solo in caso di necessità, soprattutto per difendere le parti sociali più deboli.

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