Dirigismo economico: cos’è e quali sono le sue caratteristiche?

Il dirigismo economico è una sistema dove lo Stato ha un forte peso nei vari settori dell’economia nazionale, pur rimanendo all’interno dell’economia di mercato, ma di fatto limitandola.

Il dirigismo economico non è infatti configurabile nell’economia pianificata, dal momento che lo Stato in questo sistema non amministra i cicli di produzione e di distribuzione. Inoltre lo Stato permette ai privati di gestire tali cicli economici. L’economia socialista o comunista, tra cui quella sovietica, non sono quindi dirigiste.

Il dirigismo economico può essere considerato una variante dell’economia di mercato. Esso è presente tutt’oggi talvolta in misura minore altre volte in misura maggiore nei Paesi occidentali. Infatti il finanziamento alla ricerca scientifica, allo sviluppo militare e gli incentivi economici all’ecologia (green economy) possono essere catalogate come politiche dirigiste.

Dirigismo economico nel Novecento

In passato nazioni di diversa natura politica hanno adottato questo sistema economico in diverse sfaccettature. È il caso per esempio della Francia gollista e della Germania nazista. Anche la politica economica fascista può essere vista come dirigista, ma è perlopiù un insieme di diverse idee economiche, in particolare il governo di Mussolini cercò di raggiungere l’autarchia economica.

Nonostante sia il fascismo in Italia che il nazismo in Germania fossero nati in opposizione dello stato liberale che vi era precedentemente, entrambi i regimi non attuarono un regime di economia pianificata, ma rimasero nell’orbita dell’economia di mercato.

I motivi sono molteplici e possono essere riconducibili principalmente all’opposizione al sistema socialista instaurato nell’URSS da Stalin, dove i cicli produttivi e distributivi erano stati centralizzati dallo Stato.

Il governo nazista non decise quindi di amministrare l’economia, lasciando questo compito ai privati, ma di dirigerla.

Vediamo nel prossimo paragrafo quali sono le caratteristiche del dirigismo economico in Francia nel secondo dopoguerra.

Dirigismo economico in Francia con De Gaulle

Il dirigismo economico ha trovato terreno fertile nella Francia del secondo dopoguerra. Il Paese aveva infatti subito danni economici, sociali e strutturali dalla seconda guerra mondiale e dall’occupazione tedesca che è durata dal 1940 fino al 1944.

La Francia andava completamente ricostruita, ma soprattutto modernizzata per stare al passo con l’avanzamento industriale e non perdere il ruolo di potenza mondiale, pesantemente ridimensionato a causa della guerra.

L’economia francese prima della guerra era basata su piccole aziende, spesso su base familiare, non in grado di potersi ingrandire e aspirare a competere a livello internazionale. Venne istituto il Commissariat au plan, che possiamo tradurre con “Commissione per il Piano“, utile proprio per risollevare questa situazione.

Il dirigismo economico francese consistette nell’incentivare le fusioni e le acquisizioni, dato che un nuovo soggetto economico più grande e forte avrebbe avuto più possibilità di competere sulla scena internazionale rispetto a piccole imprese con pochi capitali.

Il governo francese decise di aiutare direttamente o indirettamente queste aziende, talvolta acquisendo una quota della società, altre volte sponsorizzando progetti tecnologici comuni fra varie aziende francesi.

Il dirigismo economico dei primi governi francesi del secondo dopoguerra portò la Francia a una crescita economica molto elevata, pari a circa il 4,5% annuo dal 1945 al 1975. Questi anni furono chiamati il Trente glorieuses, ovvero il Trentennio glorioso.