Autarchia: significato ed etimologia in economia

Il significato di autarchia è perlopiù duplice e può essere utilizzato sia in campo economico che filosofico. In economia l’autarchia non è altro che l’indipendenza economica di un Paese, ovvero la non dipendenza (o quasi) da altri Stati.

Le nazioni autarchiche cercano di ridurre al minimo l’import e favoriscono la produzione locale, la quale dovrebbe compensare l’assenza di importazioni e dovrebbe soddisfare l’intero fabbisogno nazionale. È in antitesi al liberismo economico.

L’etimologia di autarchia deriva dal greco αὐτάρκεια (da leggersi “Autàrcheia“), che significa proprio “autosufficienza”. La definizione di autarchia in filosofia indica il raggiungimento della felicità senza il condizionamento esterno, ovvero stare bene con sé stessi in modo autonomo. Da questa base il concetto è stato poi esteso anche all’economia.

Il termine greco fu infatti in seguito adottato anche in campo economico, specialmente nel Novecento dal regime fascista in Italia, di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

Un regime autarchico potrebbe rientrare nel dirigismo economico, dal momento che il governo in questo caso dà una direzione sull’attività economica del Paese, sebbene l’inclusione in questo sistema economico potrebbe risultare leggermente forzata. L’autarchia è una forma di protezionismo economico, dal momento che ha come obiettivo quello di limitare le importazioni a vantaggio delle imprese nazionali.

Autarchia nel regime fascista in Italia

L’Italia fu un Paese che tentò di raggiungere l’autarchia sia per propaganda sia per cause esterne. L’invasione dell’Etiopia nel 1935-1936 costò all’Italia l’introduzione della sanzioni economiche da parte della Società delle Nazioni, di cui l’Italia faceva parte.

Per evitare una carestia di prodotti, soprattutto di genere alimentare, Mussolini fu costretto a rafforzare la produzione interna e a tentare di raggiungere l’autarchia economica. In realtà le sanzioni economiche non furono così efficaci principalmente per due motivi:

  • esse durarono solo 7 mesi. Gli Stati aderenti alla Società delle Nazioni videro con pericolo l’isolamento dell’Italia, che infatti si avvicinò alla Germania nazista. A nulla servì il ritiro delle sanzioni, dato che l’Italia uscì dalla Società delle Nazioni e si alleò con Hitler.
  • le sanzioni economiche furono imposte solo dagli Stati aderenti alla Società delle Nazioni, dunque erano esclusi importanti partner commerciali come gli Stati Uniti d’America, il Giappone e la stessa Germania. In particolare da questi l’Italia poteva ottenere carburante, come petrolio e carbone, i quali scarseggiavano sul territorio nazionale.

In realtà già da 10 anni il governo di Mussolini era impegnato nella cosiddetta “Battaglia del grano“, atta a rendere l’Italia autarchica dal punto di vista alimentare. Negli anni ’20 il nostro Paese era infatti ancora uno Stato importatore di prodotti alimentari. Uno dei più importanti punti di tale battaglia fu la bonifica della palude pontina che diede vita a nuovi ettari di terreno coltivabile e alla costruzione nei primi anni trenta di nuove città come Latina (al secolo “Littoria”) e Sabaudia.

L’autarchia è stata utilizzata dai fascisti soprattutto in chiave propagandistica, dato che il governo dittatoriale fascista incentivò i prodotti nostrani rispetto a quelli stranieri, anche se talvolta di qualità inferiore. La propaganda fece sconfinare l’autarchia anche in altri campi, come quello linguistico.

Autarchia linguistica

Il governo iniziò una campagna a favore della lingua italiana e una vera e propria guerra contro le parole straniere (che furono vietate). L’idea fascista era quella di un’autarchia linguistica, ovvero di un’autosufficienza della lingua italiana per esprimere qualsiasi cosa, senza l’ausilio di parole straniere.

L’autarchia sia in campo economico che linguistico fu uno dei pilastri della politica fascista e fu perseguita fino alla caduta del regime. L’Italia dopo la seconda guerra mondiale tornò come sappiamo alla democrazia e all’economia di mercato.